Pulse 2013, il festival nato dal cuore pulsante del Link Electronic Department, prosegue il proprio cammino con una nuova edizione carica di fascino e qualità, un bel mix di classe consolidata e nuove forme, di artisti internazionali e residenti sotto le due Torri. Nel corso delle tre giornate in calendario, da giovedì 28 febbraio a sabato 2 marzo, anche gli scenari saranno sempre differenti, grazie al coinvolgimento di diverse realtà cittadine.

Andiamo con ordine. La giornata di giovedì 28 febbraio si svolgerà all’Ex Forno del Mambo di via Don Minzoni 14 e vi aleggerà lo spirito di una lunga tradizione di sperimentazione musicale a Bologna. Protagonisti saranno Weight and Treble, formazione composta da Massimo Carozzi di ZimmerFrei e Manuele Giannini degli Starfuckers, con il prezioso contributo vocale di Susanna La Polla aka Suz nei brani dell’EP “Planets In Heaven” e del singolo “Orbed and Bright”. Se la parola magica per Weight and Treble è dub, per M16 ovvero Alessandro Bocci, anche lui come Giannini membro degli storici  Starfuckers / Sinistri, il termine chiave è techno: Bocci, che ha appena pubblicato l’ottimo 12” “Cold Fusion Technology” con il nuovo moniker Backslash, produce elettronica dal decennio scorso. Gusto raffinato e tendenza alla sperimentazione mai scontata e ad ampio raggio sono ben testimoniati dal suo album “Black Corner (After the Beat Session)” che in alcuni frangenti, come “Vero Reato”, pare persino trapiantare in modo eccitante il Miles Davis elettrico dei primi Settanta in ambiente techno.

Venerdì 1 marzo è la volta di Chinese Man, crew francese di produttori e turntablists con base a Marsiglia ed una passione sconfinata per l’hip hop ed il ragga che in sostanza autoproduce i propri dischi, dal decennio scorso, sotto le insegne Chinese Man Records. Dopo i due volumi di Groove Sessions, nel corso del 2011 è uscito un lavoro molto godibile come “Racing With the Sun”. Il loro nome è tutto un programma perché hanno una predilezione per musiche e samples provenienti in larga parte dall’Asia, dall’Estremo Oriente o dal subcontinente indiano. Se il filo conduttore sono i beat dell’hip hop hanno tuttavia un tratto stilistico un po’ differente da quello del Beat Konducta Madlib o di un Gold Panda o dalle “Chinoiseries” del francovietnamita Onra. A completare la serata un artista che non ha bisogno di presentazioni ovvero l’ex Sangue Misto Deda aka Katzuma ed anche Blatters insieme a Guglielmo Pagnozzi. Il tutto al Sottotetto di via Viadagola 16.

Sabato 2 marzo il Link di via Fantoni cala due assi di fronte ai quali non si può rimanere indifferenti. Il primo è Rabih Beaini, ai più noto come Morphosis, uno dei migliori produttori nel panorama della nuova techno, quella meno prevedibile e più sensibile alle nuances ombrose dei tempi in cui viviamo. L’austero e vibratile “What Have We Learned” (2011) è certamente uno dei dischi più convincenti usciti in quest’ambito negli ultimi anni. In un pezzo portante dell’album come “Too Far” sembrano addirittura convergere i Public Image Ltd di “Metal Box” o di “Flowers of Romance” e i Massive Attack in una cornice industrial techno dal taglio “etnico”. Se volete conoscere più da vicino questo artista sui generis, libanese di nascita ma veneto d’adozione, recatevi alla galleria Ono Arte Contemporanea di via Santa Margherita 10 dalle 18 del pomeriggio di sabato: Damir Ivic sarà lì ad intervistarlo per Red Bull Music Academy. Inutile dire che il pezzo da novanta di Pulse 2013 è Carl Craig, uno dei più raffinati e visionari produttori della storia della Detroit techno, autore a metà dei Novanta di album magnifici come “The Secret Tapes of Dr. Eich”, a nome Paperclip People, e “More Songs About Food and Revolutionary Art”, evidente parodia del titolo del secondo disco dei Talking Heads.

Si presenta al Link nelle vesti di 69, uno dei moniker utilizzati sin dagli inizi della sua carriera e con il quale ha dato alle stampe su R&S l’eccellente “The Sound of Music” (1995) ed altri singoli ed EP sulla sua Planet E. Tra i  capolavori recenti di Carl Craig, autentico raffinatissimo scultore della techno, ricordiamo almeno l’eccezionale operazione di destrutturazione e ricomposizione del “Bolero” di Ravel realizzata insieme ad un altro luminare del calibro di Moritz Von Oswald, nell’ambito dell’atipica collana ReComposed della Deutsch Grammophon.