Alla fine è arrivato il prestito di 150 milioni di euro da parte dei soci Alitalia. Ma anche questa volta i “21 patrioti” di Silvio Berlusconi e Corrado Passera non hanno trovato l’armonia. Quattro piccoli azionisti hanno infatti detto no al prestito convertibile della compagnia: il Equinocse di Salvatore Mancuso, Solido Holding di Achille D’avanzo, G&C holding di Cosimo Carbonelli D’Angelo e GFMC di Antonio Orsero, che rappresentano circa il 12% dei presenti oggi in assemblea. Vitrociset si è astenuta e non hanno partecipato all’assemblea Toto, Gavio, Acqua Marcia (Bellavista Caltagirone) e FonSai (gruppo Unipol). “Al termine del primo anno della durata del prestito – si legge in una nota – i soci avranno facoltà di convertire la quota sottoscritta in azioni della Compagnia (convertibile). A scadenza le quote non ancora rimborsate, e/o precedentemente non convertite, verranno automaticamente convertite in azioni Alitalia (convertendo)”.

Il prestito, in ogni caso, scadrà nel 2015 e nonostante i dissapori tra azionisti, Alitalia ritiene ”di poter raggiungere in tempi brevi un livello di sottoscrizione congruo e adeguato al completamento dell’operazione”. Affermazione fatta “in base alle indicazioni espresse dalla maggioranza degli azionisti presenti in assemblea (pari all’87,44%)”. L’operazione, in ogni caso, non può risolvere i problemi di lungo periodo del vettore che continua a mancare della liquidità necessaria per potere investire. Con questi soldi la compagnia potrà passare indenne la fine dell’inverno e forse anche la primavera, ma è indubbio che dopo l’estate i punti di domanda sul futuro di Alitalia dovranno essere risolti.

Il vettore ha subito nelle ultime settimane numerose defaillance. L’ultima cattiva notizia è arrivata dal sistema informatico che si è bloccato nelle settimane scorse e ha provocato lunghe code ai check-in di Alitalia. In passato è stato invece spesso il sistema bagagli dell’aeroporto di Fiumicino ad andare in crisi nei momenti di picco di traffico. Uno scalo che è l’hub della nuova Alitalia e dove poche settimane fa si è sfiorata la tragedia con il volo Carpatair.

L’incidente è capitato poi mentre i soci, in un clima sempre più teso, cercavano di trovare un accordo sul prestito ponte.  Distante che non sono state del tutto appianate, specie sul tema del futuro della compagnia. E intanto la situazione continua a peggiorare, dato che nel primo trimestre il vettore perde circa 1 milione di euro al giorno, dopo aver bruciato 800 milioni di euro in quattro anni di attività.

E la tragedia di Fiumicino, dove l’atterraggio fuori pista dell’ATR targato Carpatair, ha provocato numerosi feriti, è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso delle incomprensioni tra i soci.  Da una parte la volontà di uscire dall’avventura aerea è sempre più forte per i soci italiani, mentre dall’altra parte, il colosso franco-olandese di AirFrance-Klm ha poco interesse a crescere immediatamente nell’azionariato di Alitalia. I francesi hanno ora il 25 per cento del gruppo e hanno l’opzione di crescere fino a detenere la maggioranza assoluta del vettore.

La clausola di lock-up, scaduta oltre un mese fa, permette ai soci di dismettere il proprio pacchetto azionario. Vi è tuttavia l’obbligo di chiedere in primo luogo agli altri partner se sono interessati a comprare il pacchetto azionario. Non è quindi possibile vendere a terzi senza il coinvolgimento e l’approvazione di AirFrance – KLM. Dal canto suo il gruppo franco – olandese ha due motivazioni per rallentare l’acquisto. Innanzitutto le disponibilità per il vettore sono molto limitate poiché anche i francesi stanno attraversando un periodo molto complicato. Le perdite continuano ad essere molto grandi, nonostante sia in corso un piano di ristrutturazione che dovrebbe portare a risparmi di due miliardi di euro entro il 2014.

Con l’avanzare del tempo, poi, il valore di Alitalia si approssima allo zero. L’investimento dei soci italiani è stato ormai annullato dalle perdite e AirFrance ha ormai vicina l’opzione di acquistare tutta Alitalia al prezzo simbolico di un euro con magari un piccolo scambio azionario. È chiaro che se i soci italiani cedessero sul prezzo, l’opzione AirFrance – KLM potrebbe rientrare velocemente. Alitalia comunque necessita di grandi investimenti per potere ripartire. Il principale punto di debolezza della compagnia italiana, è la mancanza di investimenti che si sono avuti nel corso dei quattro anni precedenti che non sono stati risolti con il prestito.

Gli amministratori delegati che si sono susseguiti, Rocco Sabelli e Andrea Ragnetti, poco hanno potuto fare di fronte al fatto della scarsa liquidità. È stato infatti impossibile comprare nuovi aeromobili a lungo raggio per cercare il business della compagnia aerea.È dunque possibile comprendere che i francesi potrebbero aspettare ancora qualche mese e poi rilanciare il vettore acquistando la maggioranza assoluta dai soci italiani.

E c’è anche un fattore politico. Nessun “partito tradizionale” voleva che il “caos Alitalia” arrivasse proprio nel pieno della campagna elettorale. Forse perché tutti i partiti politici passati hanno delle responsabilità dirette nella gestione della vecchia compagnia e nel processo di privatizzazione all’italiana che si è avuto poco meno di cinque anni fa. E i soci italiani? Alcuni vorrebbero vendere ad AirFrance – KLM ed uscire dall’investimento prima possibile e c’è invece chi non ha possibilità di recuperare in alcun modo le perdite sopportate.

Intanto le visioni differenti dei soci, bloccano di fatto le azioni di Alitalia ed il rischio è quello che, passate le elezioni, il vettore arrivi ad un punto di non ritorno. E  che a pagare siano ancora i contribuenti italiani, magari con un intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Lo sanno bene anche i sindacati. ”Siamo fortemente preoccupati per la nebulosità che circonda, in questi giorni, la vicenda Alitalia”, ha detto per esempio in una nota il segretario Generale Aggiunto della Uil Trasporti, Marco Veneziani, secondo il quale “la Compagnia di Bandiera ha urgente necessità di risorse finanziarie importanti, ben superiori a quanto approvato dai soci con la forma del prestito convertendo, che consentano di sostenere ed attuare un piano industriale credibile per un concreto sviluppo”. “Alitalia -prosegue la nota- è un asset fondamentale per l’economia del Paese e questo rende indispensabile un intervento risolutivo che non può gravare ulteriormente sui lavoratori”.