L’anno zero dell’editoria è arrivato. Non solo per il disastrato Corriere della Sera della Rcs, che si appresta a fare definitivamente i conti col passato che lo vogliano o meno i suoi numerosi (e bellicosi) azionisti. Mentre i lettori comprano sempre meno giornali, come testimoniano gli ultimi dati Ads (non fanno sconti a nessuno), la crisi che dal 2008 si è abbattuta sui media con una fortissima contrazione degli investimenti pubblicitari è arrivata a un punto cruciale. Quello per cui tagliare i costi del personal, prepensionando frotte di giornalisti come vorrebbero gli editori, è diventato sempre più difficile perché i fondi dell’ente di previdenza della categoria, l’Inpgi, destinati a questo scopo sono agli sgoccioli. Complici i massicci utilizzi degli ultimi anni, le risorse a disposizione per il 2013 non dovrebbero bastare per più di un centinaio di persone, ma le richieste sul tavolo superano già quota cinquanta. Somma che include soltanto la dozzina di prepensionati dell’Espresso di Carlo De Benedetti, la trentina di cui La Stampa di casa Fiat vorrebbe disfarsi e la decina del quotidiano della Cei, Avvenire. Con l’aria che tira tra gli editori, quindi, il rischio è che si scateni una gara a chi arriva prima, perché le alternative sono la cassa integrazione e i contratti di solidarietà, che sono sempre a carico dell’ente di previdenza privato della categoria, ma che a causa della perdita di reddito sono fonte forte di malcontento. Una cosa che piace poco, specie nei giornali sotto elezioni.

Naturale quindi che chi ha tanto atteso e rimandato il problema si stia mangiando le mani. Come la Rcs, l’editrice del Corriere stretta appunto tra la necessità di tagliare tra 500 e 700 persone e ricapitalizzare rapidamente (le cifre in campo oscillano tra 400 e 700 milioni di euro) e le rimostranze di un azionariato attraversato da forti contrasti: banche (Intesa e Mediobanca), ma anche industriali come la Fiat e Pirelli oltre a Della Valle, Rotelli e Pesenti, che devono già far quadrare i proprio conti. Alla finestra i giornalisti di via Solferino che fino ad ora avevano avuto rassicurazioni su una pax elettorale che però non potrà essere rispettata. Nel mezzo c’è un amministratore delegato che alla luce dell’andamento dei conti deve dare un segno concreto alle banche, creditrici per oltre 800 milioni (in prima fila la stessa Intesa). Il prossimo appuntamento è per lunedì quando l’azienda fornirà i numeri alle rappresentanze sindacali, mentre il giorno dopo sarà il cda a tirare le somme. L’idea è che solo al Corriere debbano andarsene, nell’arco di tre anni, tutti gli over 58. Il che significa, tutti quelli che compiono 57 anni nel 2013. Il direttore dovrebbe aver cinque bonus, cioè cinque persone tra quelle potenzialmente pre-pensionabili che potranno restare. In via Solferino la riduzione sarà pesante: se ne andranno tra 70 e 80 dipendenti, di cui 55-60 giornalisti. Ma incombe la barriera dei fondi Inpgi.

Stesso problema alla Mondadori della famiglia Berlusconi, dove nonostante le promesse elettorali, i tagli riguarderebbero oltre 50 persone (in agguato anche il trasferimento dalla storica e onerosa sede di Segrate), mentre Repubblica è alla finestra in attesa delle mosse dei concorrenti. Meno strutturale, ma sempre più difficile la situazione del Sole 24 Ore, che da un anno ha messo in contratto di solidarietà tutto il personale. La liquidità incassata con la discussa quotazione in Borsa del 6 dicembre 2007 (gestione Montezemolo) è agli sgoccioli e anche per il gruppo editoriale della Confindustria è arrivato il tempo di indebitarsi, con la speranza di rientrare entro un anno. Nel frattempo si tratta con i dipendenti. Ai giornalisti di Radiocor, l’agenzia di stampa del gruppo, è stato chiesto di portare al 35% i contratti di solidarietà attualmente al 14%, mentre per il quotidiano si pensa a un prolungamento extra dell’ammortizzatore. Ammesso e non concesso che l’Inpgi ce la possa fare. E in tutto questo il socio Confindustria non sembra intenzionato a versare liquidità nell’editrice, anche perché la stessa associazione non ha registrato un bilancio brillantissimo nel 2011 e a pesare sui conti è stato proprio il gruppo editoriale. Intanto le copie calano e le indiscrezioni sul bilancio del 2012 parlano di un rosso superiore ai 45 milioni di euro.

di Gaia Scacciavillani e Silvia Truzzi