Chissà se nelle nuove vesti di Assessore al Turismo siciliano con delega alla cultura (o Assessore alle meccaniche celesti come si è definito all’annuncio del suo ingresso nella giunta regionale) Franco Battiato manderebbe ancora in pensione direttori artistici e addetti alla cultura, come cantava in Up patriots to arms.

Era il 1980 e Battiato cantava di idiozia imperante, falsità e malessere dell’uomo contemporaneo, con il supremo distacco dalle cose terrene del mistico sufi. Trentadue anni dopo canta ancora che viviamo in un mondo orribile, e che il gioire è breve. Apriti sesamo, del 2012, è il quarantasettesimo album di una carriera straordinariamente prolifica ed eclettica, giocata tra pop e  sperimentalismi arditi, scomposizioni ritmiche e rigore classico. Ancora una volta affiancato dal filosofo Manlio Sgalambro che firma alcuni dei testi dell’album, un sodalizio artistico che dura ormai da vent’anni.

Lunedì 28 e martedì 29 gennaio tappa all’Europauditorium di Bologna per un tour che gli sta procurando non poche critiche da parte di chi, in Regione, lo accusa di assenteismo. Lui controbatte, facendo notare che le date del tour erano state organizzate prima del conferimento dell’incarico istituzionale e facendo notare senza troppi giri di parole che il diligente presenzialismo degli assessori delle passate legislature altro non abbia prodotto che l’attuale condizione di sfacelo in cui versa l’isola. Piglio da combattente, come è sempre stato, che non disdegna di usare il proprio corpo e la propria immagine per condurre la propria personale battaglia di verità e bellezza, uniche bussole della sua esistenza personale e artistica. Anche a costo di incappare nelle inevitabili critiche cui è prontamente sottoposto chi, come lui, si presenti al mondo col vessillo della propria integrità morale.

Meglio dunque sfuggire alle misere scaramucce ed abbandonarsi al piacere di quello che Battiato stesso non ha timore di definire uno dei migliori dischi della sua carriera: Apriti sesamo. Lavoro che guarda al proprio passato e al tempo con pudico rimpianto, come in Passacaglia, e lascia il testamento di un’insopprimibile amore per la propria vita mortale. Ricco di citazioni letterarie, miti d’oriente e occidente, echi di linguaggio biblico e profezie di nascita dell’uomo nuovo, mentre i tempi invitano all’attesa nella sventura: caliti Junku, chi passi la china (calati giunco, che passi la piena), che rievoca quasi la suggestione della ginestra leopardiana. Così non gli si può dare torto quando afferma che non si tratta, nonostante all’apparenza possa sembrarlo, di un album pessimista. D’altra parte un combattente non può permettersi il lusso d’esserlo. Anche se la stoccata di Inneres Auge (“uno dice che male c’è a organizzare feste private/con delle belle ragazze/
per allietare primari e servitori dello stato?”) si toglie la soddisfazione, in concerto, di riservarla: grido liberatorio contro la ridicola farsa del potere.

Infine, martedì 29 gennaio, sarà il musicista Roberto Fabbri ad aprire il concerto di Battiato, presentando dal vivo alcuni brani estratti dal suo ultimo disco, Nei tuoi occhi, una raccolta di 17 composizioni inedite ognuna delle quali narra una storia, un sentimento, un luogo o un avvenimento con l’obiettivo di riportare la chitarra classica al grande pubblico e negli importanti cartelloni concertistici. 

Per tutte le informazioni sul concerto si rimanda al sito www.teatroeuropa.it. (biglietto platea 57,40 – balconata 34,50)