La posizione è un po’ defilata, quinto posto per il Senato. Non è granché vista la trappola del Porcellum e il toto poltrona per il Pdl sardo. Ma il posto, seppur traballante, per il senatore uscente Silvestro Ladu è stato comunque trovato nella circoscrizione isolana dopo trattative soprattutto notturne e romane. Medico, 63 anni, bacino elettorale nel Nuorese l’onorevole è stato sindaco e consigliere regionale. E in questa posizione il suo nome è rimbalzato spesso nelle cronache, locali e non, perché è uno dei venti imputati nell’ambito di un’inchiesta sui fondi ai gruppi consiliari della Regione Sardegna, fatti che risalgono alla scorsa legislatura tra il 2004 e il 2009, quando era governatore Renato Soru.

Comunque, per questo caso, non ci sono stati ripensamenti dell’ultimo minuto sugli “impresentabili”. Anche perché per quella sarda sono state necessarie 10 ore per limarla e non va meglio altrove. I nomi sono usciti direttamente da Palazzo Grazioli quando ormai in tanti avevano già depositato l’elenco in Corte d’Appello. Il Pdl nell’ultimo giorno resta ancora il partito dei ritardatari con la consegna ufficiale avvenuta a poche ore dalla scadenza. A Roma Berlusconi e i suoi hanno dovuto fare i conti con indecisioni e defezioni dei mesi passati. E quindi al Senato oltre al solito Cavaliere capolista, ecco il posto certo a Palazzo Madama per Emilio Floris, ex sindaco di Cagliari, Fedele Sanciu, ex presidente della provincia di Olbia-Tempio, l’ex An Carmelo Porcu e quindi Silvestro Ladu, imputato.

L’accusa per Ladu, senatore dal 2011, e per i consiglieri di allora, è di peculato. Gli appartenenti al Gruppo misto e al Gruppo Sardegna insieme avrebbero utilizzato il denaro pubblico per scopi diversi da quelli istituzionali. Ossia per esigenze private: ognuno avrebbe avuto una dote di circa 2mila, 2 mila e 500 euro al mese. Il tutto in virtù di un meccanismo che non chiedeva esplicitamente il rendiconto delle spese effettuate. Esisteva il forfait e si invertiva il meccanismo adottato nel regolamento ormai nel 2012: prima le spese, poi la pezza giustificativa e quindi il rimborso. Per un totale di quasi 5 milioni di euro all’anno, tagliati pochi mesi fa fino a tre. La Procura di Cagliari ha aperto un’inchiesta in tempi non sospetti proprio quattro anni fa, la prima in Italia, in base alla testimonianza di una dipendente, Ornella Piredda. In causa per mobbing dopo varie vicende tra cui le sue richieste insistenti di un rendiconto che i gruppi ritenevano non dovuto. Da lì l’apertura del fascicolo da parte del pm Marco Cocco fino al processo che per tutti inizierà il 19 aprile. Nel frattempo, proprio le dichiarazioni degli allora indagati su quella che sembrava la prassi, hanno spinto all’inchiesta-bis che vaglia l’operato di tutti consiglieri a cavallo di due legislature.

Il senatore Ladu, di nuovo in lizza, è stato il primo ad essere rinviato a giudizio, per lui c’è un procedimento a parte, che, nonostante le richieste dei suoi difensori continua a restare tale. E per ironia della sorte, il prossimo appuntamento in aula, del tribunale, è proprio il 26 febbraio, a ridosso del voto nazionale. La notizia della sua posizione di certo è arrivata a Roma visto che i difensori sono Mariano Delogu (senatore del Pdl) e Pietro Longo, avvocato di Silvio Berlusconi. A Ladu sono contestati spese per 253mila euro di euro: 139 mila prelevati allo sportello bancomat, oltre 77 mila spesi con la carta di credito e 36 mila riscossi allo sportello con assegni, in tutto 450. Per cosa? Conti di alberghi e ristoranti a Budapest, Londra, Madonna di Campiglio e nella sua Siniscola, quasi tutti nei week end a sedute dell’Assemblea sospese. E ancora i famosi sensori sull’auto del figlio e la riparazione per quella della moglie. E poi varie ed eventuali: addirittura bombole del gas e un frigorifero.

Ladu si dice sereno, fiducioso nella magistratura, e pronto a rendicontare tutto. Nelle poche dichiarazioni rilasciate via nota stampa “per evitare strumentalizzazioni” ammette qualche svista ma solo in buona fede. «Può anche darsi che io abbia fatto qualche errore sull’uso delle due carte di credito di cui disponevo, (nei casi in cui mi sono accorto dell’errore, ho provveduto, in tempi non sospetti, a rimettere sul conto del gruppo i fondi prelevati erroneamente)». E poi rilancia, sulla linea di altri colleghi: «Però, posso affermare che per sostenere l’attività del gruppo di cui ero presidente negli anni 2004-2009, ho speso molto di più, con risorse personali, rispetto ai fondi cui si fa riferimento. Il tutto verrà documentato al momento opportuno e, sicuramente, sarà dimostrata la mia onestà». Nel frattempo è in lista, anche se con un piede fuori. Alle ultime elezioni il Pdl in Sardegna aveva infatti eletto nove deputati e quattro senatori. Riuscirà a fare il bis?