Aveva ancora il suo ufficio in via Génova a Madrid, nonostante si fosse dimesso nel 2010, una serie di bustarelle mensili sempre pronte per gli alti dirigenti e un conto in Svizzera esorbitante. Eppure nella sede del Partido Popular nessuno pare se ne fosse mai accorto. Luis Bárcenas, ex senatore ed ex tesoriere del Pp, è accusato di aver intascato 22 milioni di euro su un conto presso una banca svizzera, denaro che nel 2009 trasferì su altri cinque conti cifrati. La tangentopoli made in Spain, scoppiata in queste ore, sta gettato nel caos i vertici del partito a capo del governo iberico, provocando un allarme sociale senza precedenti.

In serata circa mille persone, richiamati dal tamtam dei social network, hanno protestato di fronte alla sede del partito. La via Génova è stata transennata dalla polizia che, con 35 cellulari, ha pattugliato la zona per non fare avvicinare i manifestanti che urlavano a gran voce “Dimissioni, dimissioni”. “Il signor Rajoy deve darci immediatamente delle spiegazioni”, ha accusato il vicesegretario del partito socialista Elena Valenciano.

Lo scandalo che tocca da vicino il premier iberico stavolta è grave: Bárcenas ha da sempre lavorato nel cuore economico del centrodestra spagnolo, prima come braccio destro del tesoriere Álvaro Lapuerta poi, dopo il pensionamento di quest’ultimo, come tesoriere nella nuova amministrazione disegnata da Mariano Rajoy, nel congresso nazionale del 2008. E conosce tutti i segreti delle finanze del partito degli ultimi 28 anni.

Tanto che lo stesso premier lo ha sempre sostenuto, fin dall’inchiesta Gürtel: la presunta rete di corruzione, che coinvolge cinque regioni del Paese e nomi vicini all’ex premier Aznar su un sistema di tangenti e regali offerti da imprenditori in cambio di appalti e contratti. Bárcenas sarebbe stato l’uomo chiave soprattutto nei rapporti con l’imprenditore Francisco Correa, che avrebbe corrotto numerosi esponenti politici del Pp. Alcuni hanno attribuito la prudenza di Rajoy al timore di possibili rivelazioni sul suo entourage, altri invece pensano che il premier abbia davvero creduto nell’innocenza del suo ex tesoriere. Intanto però il giudice Pablo Ruz ha disposto che la documentazione acquisita il 16 gennaio per rogatoria dalla Svizzera sia trasferita all’Agenzia tributaria e alla polizia per compiere accertamenti sui cinque conti bancari trovati e riconducibili direttamente a Bárcenas. 

La magistratura spagnola ritiene che l’ex tesoriere, accusato di corruzione e riciclaggio di denaro, dopo il luglio 2009 tentò con altri complici di trasferire quel denaro su alcuni fondi. Uno di questi tra l’altro, che ammonterebbe a 3,5 milioni di euro, è stato localizzato dal giudice Ruz negli Stati Uniti. Dopo le dimissioni, il politico si è sempre dichiarato innocente. Allora si riteneva che avesse intascato 1,4 milioni di euro. Secondo le informazioni emerse a Madrid, alla fine del 2005 l’ex senatore disponeva di 14,8 milioni su un conto alla Dresdner Bank di Ginevra, intestato a una fondazione panamense. L’importo salì a 19,7 milioni nel 2006 e a 22 l’anno successivo, per poi scendere a 13,6 alla fine del 2008 e a 11,8 nell’ottobre del 2009.

C’è di più. L’ex tesoriere del Pp, dopo la denuncia del partito socialista che ha chiesto al governo di presentarsi in fretta in Parlamento, ha ammesso in queste ore, tramite il suo avvocato, di aver regolarizzato 10 milioni di euro grazie al condono fiscale approvato dall’esecutivo di Rajoy, anche se non personalmente. “Il condono fiscale approvato lo scorso marzo non solo ha permesso a molti evasori di lavarsi la coscienza con una tassa simbolica, ma sta servendo per riciclare capitali ottenuti in maniera illecita”, ha accusato con una pesante nota il fisco spagnolo.

Come se non bastasse i soldi in nero, a quanto scrive questo venerdì il quotidiano El Mundo, servirono a pagare per anni i vertici del partito. Mazzette che “oscillavano tra i 5mila e i 15mila euro al mese”. Bárcenas adesso “minaccia di rivelare questa contabilità (chiamata B) se il partito non lo aiuterà a liberarsi delle conseguenze penali del caso Gürtel”. Secondo le cinque fonti consultate da El Mundo l’ex tesoriere ha detto di avere gestito un conto segreto fin dal 1990, quando cominciò a pagare le tangenti in nero ad alcune cariche del Partido popular.

Le sue parole però saranno adesso ben valutate, visto che nel 2011, in tribunale, aveva più volte negato di possedere dei conti in Svizzera e aveva giustificato i suoi assidui viaggi in terra elvetica con la sua passione per lo sci e l’alpinismo.

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