Per loro sembra davvero l’ultimo treno. Ma di salirci non ne hanno proprio voglia. “Preferiremo di no”, scrivono nel loro comunicato. Il rifiuto è alla proposta dell’amministrazione comunale di spostare Bartleby fuori dal centro di Bologna, in via Collamarini. In pratica un salto di 6 km verso la periferia industriale, tra capannoni, campi e qualche palazzo, lontanissimo dall’università dove Bartleby è nato. Un “no”, quello del collettivo nato nel 2008 durante la protesta contro l’ex ministro dell’università Gelmini, che porta scompiglio anche nella maggioranza di centro sinistra che governa Bologna, con Sel che si schiera decisamente a favore di Bartleby e prende le distanze dalle scelte della giunta del sindaco Merola.

L’offerta a Bartleby arriva direttamente dal Comune di Bologna, che si è coordinato con l’Università, proprietaria dell’attuale sede del collettivo. “E’ da anni che andiamo avanti così – dice Roberto Nicoletti, prorettore dell’Alma Mater – Nella vecchia sede devono iniziare i lavori da tempo programmati e non possiamo più attendere. Adesso se ne devono andare, o saranno mandati via”. Un ultimatum, l’ennesimo, che per il collettivo potrebbe segnare la rottura definitiva. Non solo con l’università, ma anche col Comune, che assieme all’Alma Mater ha trovato la sede di via Collamarini.

“E’ uno spazio grande, che non impatta sulle esigenze dei residenti, già perfettamente a norma, con luce, acqua, riscaldamento. Il meglio che potevamo fare alle condizioni attuali”, racconta l’assessore Amelia Frascaroli in conferenza stampa – L’idea è quella di contaminare con la cultura sia spazi periferici che le stesse associazioni partecipanti. Un esperimento a cui tengo molto ma c’è chi non vuole capire e guarda solo al proprio ombelico”. “E’ un posto lontanissimo da tutto, in un ex magazzino e accanto a un pilone della luce con la scritta: ‘Pericolo di morte’ – ribatte Michele di Bartleby – Abbiamo sempre lavorato in città con studenti universitari e precari. Mandarci così lontano significa non solo affossare l’offerta culturale che abbiamo sempre garantito a Bologna, ma anche colpire il nostro progetto politico”.

La scelta del capannone di via Collamarini è stata fatta, spiega Nicoletti, perché da tempo una ventina di associazioni studentesche cercano un luogo dove accasarsi, tra queste anche i gruppi che rappresentano gli studenti cinesi dell’ateneo. “Ma ci sarà spazio per tutti, anche gruppi informali”, aggiunge Frascaroli. L’università ha già firmato un contratto di affitto da 50mila euro l’anno, per una durata complessiva di sei anni rinnovabili. “E’ una sfida che dovrebbero raccogliere”, dice Frascaroli, per poi aggiungere che quella di via Collamarini “è l’unica possibilità. E non è poi così lontano. Io che ho 59 anni ci arrivo in bici, e si può raggiungere anche in bus e in treno”.

Ma Bartleby ha già detto di no, “e se arriverà lo sgombero la sconfitta sarà tutta delle istituzioni”. Poi l’attacco. “Di offerta ne abbiamo già avuta una nei mesi scorsi. L’abbiamo accettata ma poi il Comune se l’è rimangiata – spiega Leo – Adesso ci troviamo di fronte ad un ultimatum e al ricatto dello sgombero. Invece di spendere una marea di soldi per affittare un capannone di un privato potrebbero lasciarci dove siamo, e non spenderebbero nulla. Parlano di partecipazione ma non ci hanno coinvolti nella scelta dello spazio, e in più non sanno nemmeno loro come gestire questa situazione”. Rincara la dose Antonio: “Cacciare via dal centro Bartleby vuol dire provare a cacciare chi prova ad organizzarsi per rispondere alla crisi e chi prova a inventare una nuova università”.

Nel braccio di ferro tra Comune e Bartleby si inserisce anche Sel, che pur essendo in maggioranza sconfessa, e non per la prima volta, le scelte del “proprio” assessore Amelia Frascaroli. “Non possiamo biasimare la scelta di non accettare lo spazio offerto, uno spazio che non valorizzerebbe la natura di Bartleby e delle attività che svolge”, si legge in una nota del gruppo consiliare di Palazzo D’Accursio. Anzi, bisognerebbe trovarne uno più adatto, perché “Bartleby nasce dall’Università, dagli studenti e prevalentemente agli studenti si rivolge”. “Ho letto il comunicato di Sel – commenta Frascaroli – e giustamente è firmato da quel partito. Fosse stato siglato con la lista civica che mi ha portato in Comune, “Con Amelia per Vendola”, allora sarebbe stato un problema. Così no, ognuno la può pensare come crede”.