(Il 6 gennaio Daniela Santanché vede la Befana davanti a casa sua) No, scusi… È proprietà privata, questa. Lei sta violando la mia privacy. (Si accorge che la signora porta un fazzoletto in testa). Ah, quindi lei è musulmana… Si tolga subito quel velo! Il velo islamico non è un simbolo religioso, è un simbolo politico. (Cerca di strapparglielo). Mi sta dicendo che non è musulmana? È una zingara, per caso? Sappia che noi abbiamo contribuito allo sgombero di un campo rom proprio qui, a Milano. I clandestini devono essere cacciati, servono accordi bilaterali per arginare gli sbarchi. (La Befana, timidamente, scuote la testa). Allora perché porta quel fazzoletto da bolscevica? Fosse un foulard di Gucci, capirei. Mi consenta di dire che mortificare il proprio corpo è un concetto di centrosinistra. A me non interessa l’estetica, io ce l’ho con chi vive male il proprio aspetto. Vede queste scarpe lucertolate? I tacchi a spillo logorano che non ce li ha! L’abito fa anche il monaco. Un mondo di belli è un mondo di buoni. Lei deve essere molto molto cattiva, signora. Quindi se ne deve andare, perché questa è casa mia. E’ una questione di principio.

(La Befana a questo punto si presenta). No, scusi… io la trovo veramente scorretta. La Befana non esiste! Ci sono i dati, eh? No, scusi, lei queste cazzate le ha lette sul Fatto o su RepubblicaMi tira fuori dichiarazioni così… Non è credibile. Prima di parlare, s’informi. Questa cosa è gravissima, gravissima. Io sono serena, perché ho la forza della verità. Si vergogni. (La Befana, gentilmente, le spiega che dovrebbe fare il suo lavoro). E chi la paga? I contribuenti? Noi cittadini italiani? Io sono stufa di questo stipendificio! Bisogna tagliare le spese, ridurre le tasse. Io sono la società civile, sono il popolo, faccio l’imprenditore e sono una che lavora da sempre, non prendo neanche lo stipendio da parlamentare perché l’ho sempre devoluto. (La Befana risponde che lei fa questo mestiere da secoli). No, scusi, ma quanti anni ha? Questo è proprio un paese che ha fatto credere a tutti che il posto fisso era un diritto… Il posto a vita, ecco un  esempio. Non si tratta di rottamazione, ma di rivoluzione. Il nostro problema è la crescita e la flessibilità è occupazione…

(La Befana sta perdendo la pazienza, sta per andarsene sul serio). No, scusi, lei si arrabbia tanto ma oggi il suo ruolo è anacronistico. Me lo lasci dire. A voler esser moderati, si diventa modesti. In Italia sono fascisti tutti quelli che sono contro l’egemonia culturale della sinistra. Io non accetto questa sua lezioncina. Mio padre diceva sempre: “Chi sa, fa. E chi non sa, insegna“. (La Befana pretende rispetto per il suo ruolo) No, guardi, io faccio politica proprio perchè credo… Son tutte persone che conosco benissimo… Babbo Natale, per esempio: è molto efficace, molto preparato, ha un grande senso di responsabilità, è un uomo straordinario. Si sciacqui la bocca! (La Befana tira fuori dal sacco una calza e la consegna scocciata alla Santanchè). E queste monete di cioccolato cosa sono? Euro? Siete tutti camerieri della Merkel, che schifo. E il carbone? Per Sallusti? Lei è peggio della magistratura, che ha toccato il fondo. Si riprenda questa calza. Mi sono rotta le palle, lei è ridicola. (La Santanchè mostra il dito medio alla Befana). Le sto solo facendo vedere un anello…

Caterina Bonvicini è nata a Firenze nel 1974. Cresciuta a Bologna, vive a Roma. Ha pubblicato con Einaudi i romanzi “Penelope per gioco” (2000), “Di corsa” (2003) e “I figli degli altri” (2006); con Feltrinelli e con Salani i libri per ragazzi “Uno due tre liberi tutti!” (2006) e “In bocca al bruco” (2011); con Garzanti “L’equilibrio degli squali” (2008, Grand Prix Littéraire de L’Héroïne “Madame Figaro” nel 2010) e “Il sorriso lento” (2010, Premio Bottari Lattes Grinzane), entrambi tradotti in Spagna, Germania, Paesi Bassi e in Francia da Gallimard.

(Foto Lapresse)

Il Fatto Quotidiano, 7 gennaio 2013