Dopo mesi di tira e molla e crisi istituzionali, il Parlamento europeo ha approvato oggi a Strasburgo la rettifica di bilancio 2012 e il bilancio Ue per il 2013 . Si sono quindi accorciate le distanze tra Commissione e Parlamento da una parte che chiedevano 9 miliardi di rettifica sul 2012 e un aumento per il 2013 e gli Stati membri rappresentati dal Consiglio dall’altra che chiedevano tagli al bilancio. In mezzo milioni di cittadini, imprese, consorzi e università che hanno rischiato di rimanere senza i finanziamenti europei per programmi come l’Erasmus.

Cifre alla mano, una riduzione c’è stata ma non sostanziale. Per quanto riguarda il 2012 sono stati accordati 6 miliardi con la promessa di stanziare gli altri 3 nel corso del 2013 se la Commissione non riuscirà “a trovarli altrove”, come riferiscono ironicamente fonti interne al Parlamento europeo. Il Presidente del Parlamento Martin Schulz, quello della Commissione José Manuel Barroso e il rappresentante della presidenza cipriota dell’Ue Dimitris Christofias lo hanno messo per iscritto, firmando tre dichiarazioni congiunte. Insomma, i ragazzi che sono già partiti per l’Erasmus possono stare tranquilli, almeno per quest’anno. Stesso discorso vale per gli altri programmi, e non solo di studio, finanziati con il bilancio rettificato 2012.

Per quanto riguarda il 2013, il Consiglio è riuscito a ottenere uno “sconto” di 5 miliardi di euro, una bella cifra ma che di fronte ai 27 Paesi membri e al bilancio generale non sembra davvero un granché. L’accordo finale vede 132,8 miliardi di euro in pagamenti (cioè i soldi versati annualmente dai Paesi membri) e altri 150,9 miliardi in impegni di spesa (comprensivi di programmi finanziati che non si esauriscono nel corso del 2013).

La proposta iniziale della Commissione prevedeva appunto circa 5 miliardi in più per i pagamenti e circa la stessa cifra per gli impegni di spesa. Spulciando i vari capitoli di spesa, vediamo un aumento delle risorse per la “competitività” (+ 4,8% rispetto al 2012), per il 7° Programma quadro per la ricerca (+ 6,4%), per le reti di trasporto trans-europee (+ 6,3%) e per il programma quadro di competitività e innovazione (+9,6%).

Quasi una spinta di incoraggiamento in vista degli anni duri 2014-2020, dove proprio i settori della competitività, ricerca e sviluppo e infrastrutture rischiano di subire pesanti tagli di spesa. Diminuiscono invece i capitoli dell’agricoltura e ambiente. Complessivamente, rispetto al 2012 e tenendo in considerazione l’inflazione all’1,9 per cento, si tratta di una diminuzione dall’1,1 allo 0,99 per cento del Pil totale dell’Ue.

Ma allora a cosa è dovuto tutto il polverone sollevato nei mesi scorsi e lo spauracchio agitato di fronte a milioni di studenti che avrebbero rischiato di rimanere senza borsa Erasmus? Un mero gioco di potere tra Parlamento e Consiglio. Per chiarezza, a Bruxelles le decisioni che contano davvero vengono prese nei cosiddetti “triloghi”,ovvero incontri informali tra rappresentanti delle tre istituzioni europee.

Da una parte Commissione e Parlamento europeo avrebbe cercato di obbligare il Consiglio ad accettare unilateralmente i 9 miliardi di rettifica per il 2012, dall’altra il Consiglio avrebbe cercato di tagliuzzare la spesa generale dell’Ue per accontentare quei Paesi membri che vedono in Bruxelles un’eterna sprecona (anche se la quasi totalità del bilancio Ue finisce poi agli stessi Paesi membri sotto forma di programmi e finanziamenti).

Ma alla luce dell’accordo raggiunto, quanto dovrà pagare l’Italia? È ancora presto per dirlo. I 27 Paesi Ue contribuiscono al bilancio comunitario in base a calcoli basati su variabili come il Pil nazionale. L’Italia resta comunque uno dei principali contribuenti e storicamente un “contribuente netto”, ovvero dà a Bruxelles più di quanto riceve, anche se buona parte della responsabilità è italiana, come testimonia lo scarso uso dei fondi strutturali messi a disposizione dall’Ue.

Gli ultimi dati disponibili sono quelli del bilancio 2011: su un totale di 129,4 miliardi di euro, il contributo italiano ammontava a 14,4 miliardi e i finanziamenti ricevuti nell’anno a 9,6 miliardi, quindi con un passivo di 4,8 miliardi. Per quanto riguarda il 2013, sarà la Commissione, calcolatrice alla mano, a stabilire quanto Roma dovrà versare. Darsi da fare per ricevere, invece, tocca alle amministrazioni locali.

@AlessioPisano