“Il peggio è passato: cioè, la paura di un’esplosione della zona euro. Ma il meglio deve ancora venire. E siamo noi a doverlo costruire”. Sono le ultime parole di un’intervista rilasciata oggi dal presidente francese François Hollande al quotidiano Le Monde. Ma sono anche le più significative, comunque le più ottimistiche, proprio alla vigilia di un nuovo Consiglio europeo, al suo avvio domani a Bruxelles.

L’uscita dalla crisi? Ci siamo…
Hollande, rimasto a lungo muto sulle questioni europee (e sul resto), ritorna sulla scena mediatica con toni positivi. “Riguardo all’uscita dalla crisi dell’euro, ci siamo vicini, molto vicini. Perché abbiamo preso le buone decisioni al vertice del 28 e del 29 giugno e abbiamo il dovere di applicarle rapidamente. Innanzitutto, risolvendo definitivamente la situazione in Grecia, che ha fatto così tanti sforzi e che deve avere la sicurezza di restare nell’eurozona. E poi rispondendo alle domande dei Paesi che hanno fatto le riforme da loro attese. E che ora devono poter finanziare il proprio debito pubblico a tassi ragionevoli. Infine, dando vita all’unione bancaria. Voglio che tutte queste questioni siano risolte entro la fine dell’anno. Così potremo iniziare il cambiamento del nostro modo di decidere e approfondire l’unione. Sarà questo il grande cantiere da avviare all’inizio del 2013”. L’unione bancaria è uno dei dossier (spinosi, a dire il vero) che sarà affrontato al summit di ieri e di venerdì. E che vede l’appoggio della Francia (oltre che dei maggiori Paesi del Sud Europa, Italia e Spagna), ma non poche reticenze da parte della Germania. Secondo Hollande, l’unione bancaria fa parte dell’evoluzione democratica dell’Europa: “Punta a gestire una volta per tutte la finanza, è una tappa importante del’integrazione europea”.

Europa a più velocità? Perché no
Quello cui punta il presidente francese “è un’Europa che avanza a più velocità, attraverso diversi cerchi. Possiamo chiamarli avanguardie, Stati precursori, “nocciolo duro”. Non importano le parole, ma il concetto. Abbiamo una zona euro, con un patrimonio, che è la moneta unica. E che richiede una nuova governance. Questa eurozona deve assumere una dimensione politica. A questo proposito, sono favorevole che l’Eurogruppo, che riunisce i ministri delle Finanze, sia reso più forte e che il presidente dell’Eurogruppo abbia un mandato definito e sufficientemente lungo”. Hollande è favorevole a “una riunione mensile dei capi di Stato e di governo dell’Eurozona: basta con questi pretesi vertici che finiscono solo con successi effimeri”. Il presidente francese non ha paura di ribadire che sì, “un’Europa a più velocità è già nei fatti, è una realtà”. Quanto all’unione politica “è per domani, dopo l’unione dei bilanci pubblici, quella bancaria e quella sociale. Può venire dopo le elezioni europee del 2014. Fornirà un contesto democratico a quello che saremo riusciti già a fare sul piano della solidarietà”.

Non sono solo i tedeschi a pagare
Alla domanda se sia preoccupato della resistenza crescente in Germania alla solidarietà con i Paesi del Sud, Hollande risponde: “Ma anche noi partecipiamo a questa solidarietà, non solo i tedeschi! I francesi, i tedeschi e tutti gli europei vi partecipano nel quadro del Meccanismo europeo di stabilità”, che ha appena sostituito il fondo salva-Stati. Quanto alla Merkel, il presidente francese dice: “E’ chiara, dice le cose… Questo fa guadagnare del tempo. Anch’io sono così”.

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