Lampeggianti, auto blu, polizia, agenti in borghese: benvenuti al Consiglio dei ministri on the beach, per l’occasione ospitato dal Meeting dell’amicizia tra i popoli, per la regia di Comunione e Liberazione. L’edizione 2012 ha un tema facile facile: “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”. Titolo in cui ci sta praticamente tutto, compresi gli scivoloni. Tipo le ritrite polemiche sui matrimoni gay, bollati come un “male dell’umanità” (addirittura) dai visitatori intervistati da Repubblica.it  . O come l’invito recapitato in extremis a Roberto Formigoni, giunto in Riviera domenica per il plauso governativo (“anche il premier crede alla mia innocenza”).

Per l’occasione il governatore della Lombardia indossava una comune camicia a righe, quasi depressa: un Celeste sbiadito, nonostante le rassicurazioni (“Il popolo di Cielle mi ha riservato un’accoglienza trionfale”). Parlerà domani sera, intanto gli tocca fare da spettatore e cedere il passo alla sobrietà tecnica. Dopo il discorso inaugurale del presidente Mario Monti – nella domenica dell’ottimismo – ieri sono intervenuti i due Corrado (Passera e Clini) più Lorenzo Ornaghi. Nei prossimi giorni ci saranno anche Elsa Fornero e Giulio Terzi di Sant’Agata: manca solo l’usciere di Palazzo Chigi. Il ministro dello Sviluppo economico è un habituè a Rimini, prova ne sia la fascetta degli accrediti: vicino al logo del Meeting c’è quello dello sponsor, ça va sans dire Intesa Sanpaolo (nelle coincidenze c’è Dio). Passera è relatore di un convegno insieme all’amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti. Il quale non usa mezzi termini sulle priorità: “Servono regole chiare. Chi evade, in galera. Questo paese deve imparare a promuovere i meritevoli e a espellere i ladri e gli evasori”.

Allo smemorato Moretti deve essere sfuggito che il suo importante vicino è indagato a Biella per frode fiscale, in quanto ex ad di Intesa. Intanto Passera è in vena d’ottimismo e confessa d’avere una visione molto analoga a quella di Monti: “Sì, anch’io vedo l’uscita dalla crisi. Ma dipenderà molto da quello che riusciremo a fare”. Incurante delle bordate sindacali (“Noi non vediamo l’uscita dal tunnel, anzi ci aspetta un autunno molto difficile”, attacca Elena Lattuada della Cgil), il ministro parla del debito pubblico: “La situazione è un po’ peggio di quello che potremmo immaginarci. Una questione, quella del deficit, su cui le responsabilità sono anche le politiche passate. L’eredità di questi vent’anni di seconda Repubblica è davvero deludente. Non dobbiamo nascondere i problemi sulla crescita e sulla crisi”.

Dev’esserci qualcosa nell’aria della Fiera di Rimini, forse una polverina che induce l’amnesia (qui il pubblico ha osannato e digerito di tutto, da Andreotti a Berlusconi). Eh sì perché due anni fa, in questi stessi padiglioni, Passera – non ancora ministro, certamente già aspirante – spiegava: “Siamo passati attraverso la crisi finanziaria diversamente da altri Paesi, sia per il modo con cui il governo ha gestito le cose, sia perché abbiamo conti pubblici più sotto controllo di altri”. Quasi una velina del fu governo Berlusconi. Più tardi si concede con generosità ai giornalisti, spaziando anche su temi non proprio di sua competenza, a conferma delle voci che lo vogliono in politica anche dopo il tramonto dell’esecutivo tecnico.

Per esempio parla di giustizia, non senza allungare un’utile carezza al Capo dello Stato: “Auspichiamo che il pacchetto sulle intercettazioni possa essere affrontato al più presto. È materia della collega Severino, però devo dire che se riusciremo ad affrontare la questione quanto prima, sarà importante. Separazione delle carriere, intercettazioni e corruzione sono tre aspetti fondamentali che il paese deve risolvere al più presto”. In effetti, gli italiani strozzati dalla crisi economica non fanno che invocare la separazione delle carriere dei magistrati. Dopo aver dato un suggerimento ai giudici di Taranto – “Il sito non dovrebbe essere oggetto di decisioni irrimediabili come lo spegnimento” – Passera sfugge alla domanda sui suoi piani futuri, ma non nega nulla: “Per ora continuo a fare il mio lavoro di ministro tecnico”.

Nel pomeriggio Corrado Clini interviene a un convegno su “Ambiente, dallo sfruttamento alla tutela” e si presenta in conferenza stampa con il vescovo di Taranto (in cerca di sponde ecclesiali?): parla di Ilva, ovviamente. Inizia attaccando Di Pietro che lo chiama in causa sullo stabilimento pugliese perché per vent’anni è stato direttore generale del ministero dell’Ambiente, e si difende così: “Dal 1999 mi sono occupato solo di questioni internazionali”. Segue un elenco dei suoi meriti, a partire dagli albori della carriera come medico del lavoro. In contemporanea c’è l’appuntamento del collega Ornaghi, che chiude il suo intervento con una frecciatina ai partiti: “Dovremmo parlare di bellezza in politica, ma oggi purtroppo ci sono pochi elementi per farlo”.

Vorrà dire che domani avremo degli ex tecnici pronti per un fulgido avvenire politico. La sintesi della giornata la fa il senatore Stefano Pedica dell’Idv: “Il Meeting di Rimini sembra più la succursale di un palazzo di giustizia che un raduno per parlare ai giovani. C’è l’ad delle Ferrovie Moretti, indagato per favoreggiamento nell’inchiesta sulla P4 (ma poi prosciolto, ndr). C’è il ministro Passera, indagato per frode fiscale. E Alemanno accusato di concussione per aver fatto pressioni sull’ex direttore del Tg1 Minzolini”. E stamattina a Rimini è atteso un Papa. Al Meeting uno si aspetterebbe quello vero: invece tocca accontentarsi di Alfonso, fresco paladino dei diritti dei detenuti.