La controffensiva di terra su Aleppo è iniziata. L’esercito regolare siriano ha dato il via di primo mattino all’avanzata dei carri armati e dei blindati, nei giorni scorsi ammassati attorno al centro urbano, per dare l’assalto al quartiere centro-meridionale di Salehedin, roccaforte dei ribelli nella capitale economica del Paese. Le notizie dalla seconda città siriana si accavallano. L’agenzia ufficiale Sana ha dato per avvenuta la riconquista del quartiere, annunciando l’uccisione della maggior parte dei “terroristi” come il governo centrale definisce gli insorti. Gli stessi ribelli sono stati costretti ad ammettere di essersi dovuti ritirare dall’area, come riportato dall’agenzia Reuters i cui inviati hanno raccontato dello smantellamento di alcuni posti di blocco controllati precedentemente dagli miliziani

A stretto giro è però arrivata la smentita dei combattenti del Free Syrian Army, “Stiamo conducendo operazioni di guerriglia”, ha spiegato il colonnello Malek Kurdi al telefono con la BBC. “Non è vero che l’esercito ha ripreso il controllo del distretto”, gli ha fatto eco Abdel Jabbar al-Oqaidi, altro comandate dell’FSA, raggiunto dall’agenzia France Presse. L’avanzata dell’esercito, preceduta nella notte dai bombardamenti, è però confermata. Dal canto loro i ribelli possono vantare di aver abbattuto un Mig dell’aviazione siriana e distrutto cinque tank, annunciando di aver riconquistato nel pomeriggio almeno tre delle cinque strade di Salehedin di cui l’esercito regolare aveva ripreso il controllo. Con il confine turco distante circa 40 chilometri, Aleppo riveste un ruolo strategico per entrambi gli schieramenti. Per gli insorti, che da diciassette mesi combattono per destituire il presidente Bashar al Assad, controllare la città vorrebbe dire garantire, o almeno facilitare, l’arrivo di armi e uomini dalla vicina Turchia, dove sono di base molti combattenti.  

Il flusso verso il territorio turco segue anche la direzione inversa. Almeno 2.400 siriani, tra cui due generali, hanno varcato il confine negli ultimi due giorni, portando a quasi 50mila i profughi che hanno trovato rifugio in Turchia dall’inizio della rivolta ormai trasformata in guerra civile. A documentare la violenza dei combattimenti ad Aleppo ci sono le foto satellitari diffuse oggi da Amnesty International. Le immagini sono state scattate in un arco di tempo che va dal 23 luglio al primo agosto e mostrano almeno 600 crateri formatisi per l’impatto sul terreno dei colpi di artiglieria pesante. “Il dispiegamento dell’artiglieria nelle aree residenziali dentro e attorno Aleppo potrebbe portare a ulteriori violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale”, recita il comunicato dell’organizzazione che punta il dito sia contro le truppe regolari sia contro i ribelli per la mancata protezione dei civili.  

Il conflitto continua anche sul fronte della propaganda mediatica. In mattinata gli insorti avevano annunciato l’uccisione del generale russo Vladimir Kuzheyev, mostrandone i documenti. Lo stesso Kuzheyev, che secondo quanto riferito dall’agenzia Interfax aveva lavorato come consulente del ministero della Difesa siriano fino al 2010, ha però convocato una conferenza stampa per smentire le notizie sulla sua morte, definite “menzogne” dal ministero della Difesa russo. A diffonderle era stato un gruppo ribelle con un video inviato all’agenzia Reuters in cui si mostrava la carta d’identità del generale Vladimir Petrovich Kochyev. Una differenza nel nome che secondo la stessa agenzia britannica può essere dovuta alla trascrizione dal cirillico. Ammissioni arrivano invece dall’altro alleato del governo di Damasco, l’Iran. Proprio all’indomani dell’incontro di Assad con Saeed Jalili, segretario generale del Consiglio supremo iraniano della sicurezza nazionale.  

Riguardano i 48 pellegrini iraniani rapiti domenica dai combattenti del Free Syria Army e accusati di essere dei pasdaran. Tra di loro, scrive l’agenzia Irna che cita il ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi, ci sono anche militari in congedo ed ex guardiani della rivoluzione a riposo. Nessuno di loro ha però avuto un qualche ruolo di sostegno militare al governo siriano, precisano da Teheran. Già nei giorni scorsi la Repubblica islamica aveva cercato una mediazione internazionale per la liberazione degli ostaggi ed è impegnata con l’organizzazione di un incontro internazionale sulla questione siriana che dovrebbe coinvolgere una decina di Paesi. D’altra parte provare la presenza di consiglieri o combattenti iraniani in Siria potrebbe far scivolare il conflitto in uno scontro tra sciiti (Teheran e la minoranza alawita da cui viene Assad) e sunniti sostenuti dalle monarchie saudita e qatariota. 

Intanto sul piano diplomatico rompe il silenzio post elettorare l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Già fautore dell’intervento in Libia, l’ex capo di Stato a colloquio con il presidente del Consiglio nazionale siriano, Abdebasset Sieda, ha espresso la necessità di un’azione internazionale per evitare ulteriori massacri. Mentre da Amman giunge la conferma dell’arrivo in Giordania dell’ex primo ministro siriano Riad Hijab che per giorni dopo la sua defezione era rimasto bloccato nella provincia di Daraa.

di Andrea Pira