La paura è quella di rivedere un film già andato in onda più e più volte. Chiusure, esuberi, cassa integrazione, delocalizzazioni all’estero e un territorio messo in ginocchio. L’azienda è uno di quei nomi che contano: la Saeco, una delle marche più importanti al mondo per la produzione delle macchinette per il caffè. La società, dal 2009 in mano alla multinazionale Philips, starebbe pensando, secondo quanto dicono i sindacati, a ridimensionare gli addetti, quasi un migliaio in totale, che lavorano a Gaggio Montano, sull’appennino bolognese, dove l’azienda ha le sue produzioni più importanti. Un quarto di loro potrebbero essere a rischio. “Le nostre preoccupazioni sono iniziate quando il responsabile del personale dell’azienda non ha voluto verbalizzare le garanzie sul mantenimento degli organici”, spiega oggi a ilfattoquotidiano.it Amos Vezzali, della Fiom-Cgil.

Da lì c’è stato un susseguirsi di informazioni, rumors giunti dall’interno dell’ azienda e timori per il futuro di uno dei pilastri dell’economia di quelle zone. A rischio chiusura – secondo Fiom-Cgil e Fim-Cisl, i due unici sindacati in azienda – ci sarebbe uno dei tre stabilimenti in appennino, esattamente quello in località Panigali. “All’azienda che si occupa della mensa è stato detto che da gennaio non dovranno più servire quella struttura”, racconta un’operaia delegata sindacale in fabbrica. Gli operai verrebbero quindi trasferiti negli altri due siti produttivi di Torretta e Casona.

Ma in Saeco c’è aria di riorganizzazione: il mercato non tira e c’è bisogno di fare qualcosa. A novembre l’azienda presenterà un piano per rilanciare gli affari e si temono sorprese. I timori dei sindacalisti sono soprattutto per quei dipendenti, oltre il 25 %, affetti da malattie professionali contratte dopo anni di lavoro proprio negli stabilimenti Saeco. I loro problemi fisici e l’impossibilità di essere adoperati in alcuni stadi della catena di montaggio (un problema diffuso è per esempio il tunnel carpale) renderebbero la loro posizione più vulnerabile.

Giovedì scorso, durante il Porretta soul festival, uno dei degli appuntamenti musicali più importanti in regione, una delegazione di lavoratori è salita sul palco per spiegare agli spettatori le loro preoccupazioni. “Temiano esuberi, temiamo il trasferimento delle produzioni di Panigali all’estero, magari in Romania dove l’azienda ha già uno stabilimento. Da mesi chiediamo chiarimenti alla proprietà, ma finora niente, nessuna garanzia messa per iscritto”, spiega ancora Vezzali. Solo timori dunque per ora. “Sono informazioni molto attendibili che ci giungono da più parti conclude Vezzali. Perché l’azienda non le smentisce e verbalizza i suoi impegni per il futuro?”

Sembrano così lontani i tempi in cui l’azienda nata a Gaggio 31 anni fa, aveva raggiunto una tale floridezza da sponsorizzare la gloriosa squadra di ciclismo, una delle più forti al mondo. Il team, guidato prima da Mario Cipollini, poi da Ivan Gotti, Gilberto Simoni e Damiano Cunego, vinse tra la fine degli anni Novanta e i primi del nuovo millennio tre Giri d’Italia (27 le vittorie in tappe singole) e nove traguardi di tappa al Tour de France.

L’azienda – interpellata da ilfattoquotidiano.it – sembra però smentire e promette che nell’incontro fissato per il 31 luglio, negli uffici della Provincia di Bologna, chiarirà tutto. “Sono le solite voci e chiacchiere che si sentono da cinque anni”, spiega Michele Onorato, responsabile del personale per gli stabilimenti di Gaggio Montano.

Il 3 luglio scorso un altro incontro era stato rinviato e in questo le organizzazioni sindacali ci hanno visto un ennesimo segnale d’allarme. “È stato annullato a causa di nostri impegni, nient’altro. La verità – chiarisce Onorato – è che nell’ultimo triennio 2010-2012 non ci sono state aziende nel territorio bolognese floride come la nostra per liquidità, che non hanno fatto uso nemmeno di venti giorni di cassa integrazione”. Poi Onorato va giù duro e il riferimento ai sindacati sembra evidente: “C’è qualcuno che deve giustificare il suo ruolo”.

Dei quesiti sollevati dai rappresentanti dei lavoratori, Onorato risponde solo a uno. “Lo stabilimento di Panigali non è in chiusura”, assicura. “Il 31 luglio faremo probabilmente un comunicato stampa”, spiega Onorato che poi ironizza: “Temo però che qualunque cosa diremo ci sarà qualcuno che speculerà sulla tranquillità degli operai, che purtroppo sono costretti ad ascoltare cretinate”.