La Commissione Europea ha aperto una nuova inchiesta su Microsoft per violazione delle norme sulla concorrenza. Il colosso di Redmond e’ accusato di non consentire agli utenti di scegliere liberamente quale programma utilizzare per navigare su Internet.  ”Microsoft non ha rispettatogli impegni presi nel 2009”, e l’azienda “sembra riconoscere questi fatti”, ha affermato il commissario alla concorrenza Joaquin Almunia, sottolineando che “è la prima volta che ci capita che gli accordi obbligatori non vengono rispettati”. Con la nuova inchiesta che la Commissione ha aperto oggi, se le accuse saranno confermate “ci saranno serie conseguenze per Microsoft”, con “sanzioni” che possono arrivare sino al 10% del suo fatturato annuo (quasi 70 miliardi di dollari nel 2011). A stretto giro è arrivata una spiegazione e le scuse: Microsoft ”si scusa” per aver“mancato” alle sue “responsabilità” a causa di “un errore tecnico”. 

Microsoft si era impegnata a rendere disponibile sino al 2014 uno “schermo di scelta” per gli utenti con cui impostare il web browser di preferenza, che prima era automaticamente impostato su Internet Explorer. Ma con l’introduzione di Windows 7 Service Pack 1 nel febbraio 2011 la possibilità di scelta è scomparsa, a differenza di quanto dichiarato nei rapporti annuali che il gigante informatico era obbligato a presentare a Bruxelles. “Credevo che i rapporti fossero accurati, ma sembra che così non sia, così abbiamo immediatamente agito”, ha sottolineato Almunia, che si è detto intenzionato a rafforzare il sistema di monitoraggio per le imprese che decidono di assumere impegni vincolanti con Bruxelles nelle procedure antitrust.

Non è la prima volta che la società di Bill Gates si scontra con l’Europa. A Bruxelles il nome della sua Microsoft – la multinazionale del software da lui fondata a metà anni Settanta insieme a Paul Allen – sarà per sempre associato alle più alte multe mai imposte dalla Commissione europea per un caso di antitrust, in un caso promosso proprio dall’attuale presidente del Consiglio Mario Monti. Un caso che si è trascinato per anni, è risultato in multe per un totale di quasi 1,7 miliardi di euro contro il colosso americano citato da Monti in quanto commissario Ue alla Concorrenza. Risale infatti al 2004, ultimo anno di Monti all’antitrust Ue, la prima multa comunitaria – per 497 milioni di euro – collezionata dalla Microsoft per avere violato la normativa europea antitrust e abusato della sua posizione dominante nel settore dei sistemi operativi per Pc. Nonostante ricorsi alla Corte di Giustizia europea. Con la fine della Commissione Prodi, l’Antitrust Ue passa da Monti alla commissaria Neelie Kroes, ma per la Microsoft le cose non fanno che peggiorare. Tanto che, dopo la prima maxi-multa, ne arriva un’altra – nel luglio 2006 – per 280,5 milioni di euro, ovvero 1,5 milioni di euro al giorno dal 16 dicembre 2005 al 20 giugno 2006. Ma non finisce qui. Due anni più tardi, il 27 febbraio 2008 – infatti – la Kroes annuncia quella che allora era la multa più alta mai imposta in 50 anni di politica antitrust Ue – 899 milioni di euro – per inadempimento alle richieste di Bruxelles del 2004. Questo record è stato superato solo nel 2009, quando la stessa Kroes ha multato il colosso dei microprocessori Intel per 1,06 miliardi di euro con l’accusa di comportamento anti-competitivo. Oggi la notizia di un nuova inchiesta.