Il G20 cominciato ieri in Messico è più inutile di quelli che l’hanno preceduto. Primo: doveva essere un gabinetto di crisi in caso di vittoria di Syriza, la sinistra ribelle, in Grecia, anticamera di un’uscita di Atene dalla moneta unica. Invece hanno vinto i moderati di Nuova Democrazia, quel centrodestra all’origine delle frodi fiscali che poi hanno causato i guai attuali della Grecia. Ma nel quadro di oggi i 20 riuniti a Los Cabos è una buona notizia, anche se già al primo giorno il leader Antonin Samaras chiede dilazioni dei sacrifici imposti ad Atene in cambio degli aiuti…

La seconda ragione di inutilità è che il G20 arriva dieci giorni prima del Consiglio europeo del 28 giugno, in vista del quale i Paesi dell’euro stanno negoziando nuove misure di emergenza. Fino ad allora, ormai è chiaro, Angela Merkel non cederà di un millimetro per costringere i recalcitranti Paesi mediterranei (a cominciare dal-l’Italia) ad approvare quelle misure di austerità finora rimandate. Dal Messico la cancelliera ha dato il benvenuto al premier incaricato Antonin Samaras chiarendo che la Germania “non può accettare alcun ammorbidimento delle riforme concordate con la Grecia”. Quindi si procede con i tagli a stipendi e servizi sociali chiesti dalla troika Bce-Ue-Fondo monetario. Poi la Merkel ha usato l’espressione più provocatoria dal suo lessico da crisi: “Tutti a questa conferenza economica mondiale devono ancora compiti a casa da fare”, avrebbe detto secondo l’agenzia Adn. L’Italia, con Mario Monti, ha già detto di volerli fare tutti: il premier ha chiesto ai partiti di approvare entro il 28 la riforma del lavoro e la prima parte della spending review. Da Los Cabos Monti dice: “Ora va definita una chiara road map con interventi concreti per rendere l’euro più credibile”. Ma tutto si deciderà a Bruxelles, con la tappa intermedia del vertice di venerdì a Roma (ci saranno la Merkel, lo spagnolo Mariano Rajoy e il francese François Hollande). La tattica della Merkel è evidente a tutti, ma altrettanto chiari sono i rischi che comporta: dieci giorni di dichiarazioni così possono essere fatali a molti sui mercati finanziari. Anche per questo Barack Obama ha organizzato un bilaterale con la Merkel dopo la cena collettiva.

Le bozze di comunicati che circolavano ieri avevano il tipico gergo da G20: stabilità, crescita equilibrata, adottare “tutte le misure politiche necessarie” per salvare l’euro e così via. Ma i temi concreti non entrano nelle bozze. Ci sono tre ipotesi di lavoro. Prima: il ruolo della Bce. Dopo aver ottenuto una linea id credito da 100 miliardi per salvare le banche, la Spagna si avvia ad avere necessità di un aiuto anche per lo Stato: nessuno vuole più i bonos spagnoli, ieri il rendimento è arrivato al 7,2 per cento, soglia considerata da tutti non sostenibile. Il ministro del Tesoro Cristobal Montoro ha detto che “la Bce deve rispondere fermamente, con credibilità , a queste pressioni di mercato”. Assomiglia molto a una richiesta d’aiuto. Per ora, però, la Bce di Mario Draghi non sembra intenzionata ad agire, bloccata dal suo statuto e dalla rigidità tedesca. Seconda opzione, preferita dagli Stati Uniti: l’intervento autonomo del Fondo monetario guidato da Christine Lagarde, che vorrebbe gestire la crisi dell’eurozona, e per questo malvisto dai governanti locali. Il Fmi ha però bisogno di soldi, si parla di 430 miliardi di conferimenti dai Brics, Brasile, Russia, India e Cina. In cambio dei capitali, gli ex “Paesi in via di sviluppo” vogliono più potere. La questione si trascina da quasi un anno, per ora senza svolte.

L’Italia ha un’altra proposta, su cui lavora il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero: un “meccanismo semi-automatico che scatterebbe quando gli spread si ampliano troppo”. Se ne discuterà in settimana a Bruxelles, servono i dettagli, si possono coinvolgere sia la Bce che il nascente fondo salva Stati Esm (che in estate dovrebbe sostituire l’esangue Efsf). Il vantaggio di questa misura è che, se ben strutturata, basta annunciarla per non doverla poi mai usare: i mercati non si mettono contro chi ha illimitata potenza di fuoco (cioè euro) come la Bce e l’Esm. Difficile però che la Germania dia il suo consenso, almeno prima del 28. Nel frattempo si lavora all’unione bancaria, per evitare che il panico spagnolo e greco contagi altri sistemi bancari. Ma anche qui bisogna convincere Berlino entro la prossima settimana.

Twitter @stefanofeltri

Da Il Fatto Quotidiano del 19 giugno 2012