Più tutele per chi va al lavoro in bicicletta. In queste ore #Salvaiciclisti ha dato il via alla sua terza critical mass digitale che ha per oggetto proprio la salvaguardia del lavoratore ciclista. Annunciata nei giorni scorsi, l’iniziativa è stata appoggiata a scatola chiusa da oltre 200 tra blogger e siti vicini al movimento. L’obiettivo dichiarato della manifestazione odierna è quello di far arrivare una lettera al premier Mario Monti e alle alte cariche dello Stato. Quello che fino ad ora non si conosceva era il contenuto, svelato alle 12 di oggi.

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La lettera di #Salvaiciclisti fa riferimento alla normativa Inail, in particolare all’articolo 12 del decreto legislativo 38 del 2000, che regola l’infortunio in itinere, quello che occorre al lavoratore dipendente nel tragitto da casa al lavoro. Oggi il lavoratore che sceglie di andare al lavoro in bicicletta e rimane coinvolto in un incidente lungo il tragitto, deve dimostrare che lo stesso sia avvenuto su una pista ciclabile o su una strada protetta o, nel caso stesse pedalando in strade aperte, che non avesse alternative all’uso della bicicletta (come viene specificato in questa nota pubblicata sul sito dell’Inail)

“La nostra richiesta è semplice, vale a dire quella di equiparare l’uso della bicicletta al pedone. È una campagna già promossa dalla Fiab e che oggi rilanciamo con vigore”, spiegano i promotori dell’iniziativa, che poi spiegano il senso della critical mass digitale, anche alla luce delle tante iniziative promosse negli ultimi quattro mesi: “Le nostre campagne precedenti sono andate molto bene in termini di ritorno di immagine, forse un po’ meno in termini di risultati. Oggi con questa nuova campagna vogliamo riprendere energia propulsiva per fare una proposta che non offre la possibilità di risposte vaghe. A questa lettera si può rispondere in maniera affermativa o negativa. Si può essere a favore o contrari, ma non si può eludere una risposta”. Insomma, nessuna risposta di circostanza, nessuno spazio a imbonitori e ciarlatani. In questo momento in cui #salvaiciclisti continua a crescere è più che mai necessario trovare degli interlocutori attenti, che vogliano ascoltare e capire l’importanza dei temi proposti. “O si sceglie di sostenere la bicicletta o si sceglie di restare un’anomalia in campo europeo – spiegano gli organizzatori della critical mass digitale -. L’infortunio in itinere viene riconosciuto più o meno allo stesso modo in ogni paese europeo. Tuttavia il discrimine della bicicletta non esiste da nessuna parte. Anzi, negli altri paesi la bici spesso viene anche incentivata e ne viene riconosciuto il valore sociale”.

Guardano oltre confine si scopre quanto la situazione italiana strida con quello che accade in altri paesi europei. Una fotografia della situazione la offre il blog Piciclisti che trattava il tema in un post di gennaio: “In Francia, ad esempio, il ministro dei Trasporti Hierry Mariani ha lanciato la proposta di offrire un incentivo economico per chi si reca al lavoro in bicicletta”. E, ancora: “in Germania è in corso dal 2005 il programma Mit dem Fahrrad zur Arbeit, un concorso a premi organizzato dalla federazione ciclisti tedeschi e da una delle principali assicurazioni sanitarie per incentivare i lavoratori ad andare al lavoro in bicicletta”. Nel Regno Unito, invece: “è in funzione il progetto CycleScheme, che consiste in una triangolazione tra ministero dei Trasporti, datori di lavoro e lavoratori per far rientrare la bicicletta tra i benefit aziendali per chiunque ne faccia richiesta”. Così anche in Irlanda, dove “il governo si è posto l’obiettivo di raggiungere la soglia dei 150 mila pendolari in bicicletta con un programma analogo a quello Inglese”. Come al solito gli esempi non mancano, basterebbe guardarsi attorno.