Novanta minuti. E’ durato quanto una partita di calcio il vertice a sorpresa tra il presidente del Consiglio e i leader di Pdl, Pd e Udc. Il premier Mario Monti ha convocato stasera a palazzo Chigi il segretario del Pdl, Angelino Alfano, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. Una convocazione “a sorpresa”, quasi “emergenziale”, come è stata definita la riunione da ambienti parlamentari, tra il premier con il cosiddetto ABC per chiedere sostegno. Monti, che nei giorni scorsi aveva detto di aver perso l’appoggio dei poteri forti, ha chiesto ai tre politici di evitare i distinguo su ogni argomento nell’agenda del governo. La situazione economica e il nuovo attacco dei mercati sull’Italia desta preoccupazione e per questo serve “compattezza” ha detto Monti ai suoi interlocutori spiegando come il governo intende muoversi. La risposta della politica all’appello potrebbe essere una mozione di fiducia per sostenere l’operato dell’esecutivo di fronte alla platea della Europa e chiedere a Bruxelles misure utili alla crescita. Nel corso dell’incontro “i tre leader hanno confermato il pieno sostegno al governo e l’impegno a portare sollecitamente a compimento le riforme all’esame del Parlamento e i provvedimenti in corso di elaborazione nell’ambito della “spending review” ha fatto sapere quindi Palazzo Chigi. Monti era “preoccupato dalla situazione di emergenza causata dall’evoluzione dei mercati finanziari internazionali, che coglie l’Italia nel momento in cui deve fronteggiare le conseguenze del terremoto”. I leader sono stati informati “dell’atteggiamento che l’Italia assumerà nei prossimi appuntamenti con i capi di governo degli stati membri, e della necessità di coesione delle forze politiche nel sostegno all’azione di risanamento e di crescita condotta dal Governo. Ciò consentirà al Paese quell’unità di intenti necessaria a superare la criticità del contesto attuale e a dare all’estero un’immagine coesa”. Dell’esito positivo dell’incontro, Monti ha informato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, (il capo dello Stato e il primo ministro sono stati costantemente in contatto in questi giorni), il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

L’incontro non era previsto e la chiamata alle segreterie di Pdl, Pd e Udc è arrivata nel pomeriggio dopo una giornata convulsa. Il presidente del Consiglio ha chiesto l’incontro ad Alfano, Bersani e Casini per fare il punto sulla crisi e sulle ultime vicende come i commenti arrivati dall’Austria sul nostro paese che hanno irritato il premier. Gli argomenti dell’incontro saranno poi riferiti alla Camera e in particolare il tema della crisi economica, con le borse continuano ad andare sulle montagne russe, e sul rapporto con i partner europei. Secondo fonti parlamentari, tuttavia, nel vertice potrebbero essere stati toccare altri punti. Nodi politici come quello che riguarda la Rai, dopo il blitz sulle nomine che non è piaciuto molto al Pdl.  

Intanto in una intervista alla radio tedesca pubblica Ard  il presidente del Consiglio  spiega che “l’Italia anche in futuro non avrà bisogno di aiuti dal fondo europeo salva-stati” e nega che l’il nostro paese possa essere la prossima pedina debole dell’Eurozona dopo Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo. Sugli eurobond, osteggiati dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, riflette che è necessario per poterli introdurre il rigore.  Monti rassicura che l’Italia è immune al contagio delle crisi dei quattro paesi in difficoltà ed esorta i mercati e gli osservatori internazionali a “non farsi condizionare da clichè o pregiudizi. Posso capire che l’Italia possa essere stata associata in passato all’idea di un Paese indisciplinato”, ma, “ora è molto più rigoroso di molti altri Paesi europei”. Il presidente del Consiglio ricorda anche che “il nostro Paese attraverso i suoi contributi finanziari”, al fondo salva-stati, “sta sostenendo la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e ora la Spagna. Ed ora sta anche pagando tassi di interesse estremamente alti per le tensioni sui mercati”.

Proprio oggi il Wall Street Journal titolava così: “La luna di miele del premier Mario Monti è finita” descrivendo un presidente del Consiglio “per la prima volta sulla difensiva” da quando è iniziato il suo governo. “Negli ultimi giorni – si legge sulle pagine del prestigioso quotidiano economico – l’aura che finora ha circondato Monti sembra svanire, con gli investitori e i parlamentari italiani che guardano con occhio critico ai problemi irrisolti in agenda, come la riforma del lavoro, i tagli alla spesa pubblica e i piani per modernizzare il sistema di giustizia”. Una delle domanda più importantiche ci si pone in Europa è se Monti ritroverà lo slancio iniziale: l’Italia – scrive il WSJ – a causa del suo elevato debito, 1.900 miliardi di euro, potrebbe infatti essere troppo grande per essere salvata. I timori degli investitori stanno spingendo i costi di finanziamento dell’Italia ai livelli precedenti all’arrivo di Monti. Il quotidiano, sul proprio sito internet, sottolinea quindi come le pesanti misure di austerity hanno soffocato la crescita, provocando una contrazione dell’economia italiana dello 0,8% nei primi quattro mesi dell’anno. “La maggiore sfida per Monti è interna” ed è vedere se il sostegno che gli italiani hanno finora dato al governo tecnico sarà “ripagato”. Il Wall Street Journal sostiene ancora che la “profonda recessione italiana sia stata una doccia fredda per coloro che avevano dipinto Monti come il salvatore”. Il calo del sostegno dell’opinione pubblica nei confronti di Monti – chiosa il Wall Street Journal – fa sì che alcuni politici si domandino se Monti possa ancora spingere i forti cambiamenti che i leader dell’Ue chiedono.