A Lecco il sindaco Virginio Brivio nei giorni scorsi ha fatto togliere i cartelli in dialetto che campeggiavano alle porte della città. Così nell’arco di poche ore Lecch è tornata ad essere semplicemente Lecco. “Ho dato indicazione di toglierli perché erano contrari al codice della strada”, ha spiegato il sindaco in consiglio comunale: “Quei cartelli oltretutto erano simboli di marchiamento che non hanno nulla a che vedere con la vera conoscenza del dialetto o la volontà di far conoscere la storia e le tradizioni della città tramite la toponomastica – si legge sul quotidiano La Provincia di Lecco, che riporta le parole pronunciate del sindaco in consiglio -. Era solo esibizione e non conoscenza storica, si doveva far rispettare la norma e l’abbiamo fatto”.

I cartelli con la scritta “Lecch” erano posizionati a ogni ingresso della città da almeno 10 anni, dai tempi in cui la Lecco era amministrata dal sindaco del Carroccio Lorenzo Bodega (poi approdato in parlamento). Ed in effetti i cartelli in dialetto (o in lingua locale, come preferiscono definirli i più convinti sostenitori) sono una delle cifre delle amministrazioni comunali leghiste. Per tanto tempo sono stati usati come un vero e proprio baluardo di padanità.

Così negli anni Bergamo è diventata Bèrghem, ai cartelli di Busto Arsizio sono stati affiancati quelli di Büsti Grandi, la stessa cosa è successa anche in altre città lombarde come Varese, Como o Brescia, senza contare le decine di piccoli paesi che hanno deciso di calcare la stessa strada.

Alle posizioni di Brivio, sindaco di centrosinistra (che nel 2010 ha battuto Roberto Castelli alle elezioni amministrative), ha replicato la capogruppo leghista in consiglio comunale Cinzia Bettega: “Se il sindaco ha ragione, in base al Codice della Strada città come Bergamo e Brescia sono tutte fuori legge. Oppure a Lecco vige un Codice diverso dal resto dell’Italia?!”. A dar man forte alla Bettega è sceso in campo anche il neo segretario lombardo della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha sguainato lo spadone a difesa del dialetto: “Le lingue locali sono cultura, e la cultura andrebbe tutelata da tutti a prescindere dagli schieramenti politici”, ha commentato Salvini: “Come Europarlamentare  avevo già sollevato il tema alla Commissione Europea  nel settembre dell’anno passato, quando in un altro comune l’amministrazione di sinistra aveva deciso di rimuovere il cartello turistico in lingua locale. Presentai un’interrogazione firmata anche da altri due deputati, il catalano Tremosa i Balcells e il deputato romeno di lingua ungherese Winkler, incassando il sostegno della Commissione Europea”.

E poi Salvini conclude: “Il sindaco di Lecco ha parlato della possibilità di ripristino dei cartelli per far conoscere la storia del Paese. Cosa appartiene alla storia di un Paese più delle lingue del popolo? Temo che la rimozione sia stata decisa da mere logiche di parte”.