“Affermare, come è vero, che in questa indagine non emergono profili che riguardano il coinvolgimento dell’organizzazione mafiosa non significa certo svuotare di importanza la stessa inchiesta”. Caldo pomeriggio d’estate a Favignana. Il vice presidente del Csm Michele Vietti presenta il suo libro che raccoglie questo suo primo anno di esperienza alla vicepresidenza dell’organo di autogoverno dei magistrati e tra i presenti c’è il procuratore di Trapani, Marcello Viola. Da poche ore sono uscite indiscrezioni che riguardano ipotesi di riciclaggio di denaro condotte dal capo mafia latitante Matteo Messina Denaro che avrebbe avuto preziosi aiuti per arrivare addirittura allo Ior. Circostanza, quella del coinvolgimento del capo mafia belicino che sarebbe emersa dal memoriale del “dimissionario” capo della banca vaticana Ettore Gotti Tedeschi.

In quel memoriale si fa riferimento ad una indagine della Procura di Trapani che allo Ior a maggio scorso ha chiesto una rogatoria internazionale per sapere di due conti correnti aperti da un sacerdote, padre Ninni Treppiedi, ex direttore di uffici diocesani, finito da un anno sotto inchiesta a Trapani per una storia di tanti soldi spariti dalle casse della Curia. E’ in questa indagine che secondo alcune indiscrezioni ci sarebbe la firma della mafia. Ma il procuratore Viola ha smentito, anche perché se fossero emersi elementi di questo genere, l’inchiesta sarebbe dovuta andare per competenza alla Dda di Palermo. Trapani mantiene “in esclusiva” invece la titolarità dell’inchiesta, e peraltro in Procura a Palermo non vi sono altri tronconi della stessa indagine. E il procuratore Viola così sintetizza: “L’istanza di rogatoria avanzata allo Stato della Città del Vaticano, in pieno spirito di totale e reciproca collaborazione, riguarda esclusivamente l’accertamento dei fatti che costituiscono oggetto del procedimento pendente presso la Procura in stretta e diretta correlazione con le configurate fattispecie di appropriazione di somme da parte dei soggetti indagati in danno di enti ecclesiastici della Diocesi di Trapani, con esclusione di qualsivoglia ulteriore ipotesi investigativa”.

La rogatoria verte su due conti correnti aperti da don Ninni Treppiedi, ex gestore delle casse della Curia ed ex fedelissimo del vescovo Francesco Miccichè, sollevato di recente dall’incarico dal Vaticano. Treppiedi con un decreto che gli ha fatto anche i conti in tasca a proposito di una spesa non rendicontata per oltre 900 mila euro, è stato infatti sospeso a divinis. Il Vaticano ha però anche rimosso il vescovo Miccichè colpevole, agli occhi della Santa Sede, di non avere vigilato sul sacerdote. Ma nell’inchiesta condotta dalla Procura di Trapani su questi presunti ammanchi di denaro, “il vescovo figura come parte lesa” afferma ancora Viola, così a sgomberare il campo da altre voci spesso ricorrenti sui contenuti dell’indagine. Una inchiesta pesante, numerosi sono i reati contestati ai 14 indagati: dalla truffa al falso e all’appropriazione indebita, mentre da ultimo ha fatto capolino l’ipotesi del riciclaggio.

Il procuratore Viola esclude che “altre Procure siano coinvolte”, a cominciare per l’appunto da quella antimafia di Palermo, e svela che i controlli bancari in atto avviati dalla sua Procura non riguardano solo lo Ior ma anche altri istituti bancari in questo caso con sedi in Italia. “C’è una attività di riscontro – dice il magistrato – che al momento viene condotta dalla Guardia di Finanza, certo debbo dire che i tempi di risposta degli istituti bancari interpellati non risultano rapidi”. E sui tempi dell’indagine? “Non escludo di valutare assieme al magistrato titolare dell’indagine l’ipotesi di una chiusura per quanto riguarda quei fatti accertati che non hanno nulla a che vedere con i riscontri bancari dei quali ancora non abbiamo avuto risposta”.

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