Berlusconi è la testa del partito, ed è evidente che errori e omissioni non si possono che imputare a chi ha diretto il Pdl negli ultimi anni”. Lo spiega a ilfattoquotidiano.it Gaetano Pecorella, deputato e legale del premier che ha aderito all’associazione Per un’altra Italia, una pattuglia di 14 esponenti azzurri intenzionati a rilanciare la “rivoluzione liberale” italiana, rimasta “incompiuta” dal 1994. Con lui molti berlusconiani fino a ieri irriducibili, come Giorgio Stracquadanio e Isabella Bertolini, oltre a pidiellini della prima ora da tempo dissidenti, come Roberto Antonione e Giustina Destro. “Però sono contrario a identificare un singolo responsabile, non è che cambiando il leader si risolvono i problemi”, precisa Pecorella.

“Per un’altra Italia” propone una “organizzazione politica totalmente nuova”. Dentro o fuori il Pdl?
Noi siamo dentro il Pdl e nessuno ha intenzione di costituire un nuovo gruppo, almeno finché nel partito sarà possibile una dialettica interna. Condividiamo la lettera di Renato Schifani sugli errori commessi e chiediamo, da tempo, di uscire dalla burocratizzazione del partito, con un gruppo dirigente che decide tutto e gli altri eseguono.

In questo Silvio Berlusconi ha delle responsabilità?
Se il Pdl in passato toccava il 40% e oggi sta al 20 qualche cosa è successo. Con le ultime amministrative abbiamo perso i principali centri della Lombardia, segno che è finito il feeling con il nostro elettorato. Però questo non può essere imputato a uno solo. Anche noi ci svegliamo solo oggi a sollevare questioni di cui spesso abbiamo parlato in privato. Il punto di partenza è capire dove abbiamo sbagliato noi, non dove ha sbagliato Berlusconi. Anche se essendo lui la testa del partito, è evidente che gli si possono imputare errori e omissioni nella linea seguita. 

Allora come si riparte?
La nostra idea è ripartire dall’area liberale del Pdl, dallo spirito del 1994 che è stata messo da parte. Il manifesto “Per un’altra Italia” è breve, ma se mi è permesso il paragone spesso sono i manifesti brevi a cambiare la storia: il Vangelo, il Manifesto del Partito comunista, il libro “Dei delitti e delle pene”. Nel concreto, potremmo ripartire dalla giustizia.

Un argomento sul quale la figura di Berlusconi ha pesato molto nelle scelte del Pdl.
Intanto abbiamo quasi approvato per intero il nuovo testo sulla corruzione, anche se critichiamo il ricorso al voto di fiducia per norme che riguardano la libertà personale. Il prossimo passo potrebbe essere la riforma delle intercettazioni. Che non devono arrivare a spiare che cosa succede nel salotto di casa nostra, ma va ribadito che sono strumenti fondamentali per le indagini.