Corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti. In vista del rinvio a giudizio dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, Filippo Penati, la procura di Monza ha chiuso le indagini su alcuni filoni dell’inchiesta che riguardano il politico del Pd e altri ventuno indagati. Cuore del procedimento una tangente da 4 miliardi di lire spalmata nell’anno dal 2001-2002. L’indagine, è stata coordinata dal procuratore di Monza, Walter Mapelli e da Franca Macchia. Nel mirino dei magistrati ci sono i presunti illeciti commessi nella gestione dell’area Falck di Sesto San Giovanni, comune alle porte di Milano. Rimangono aperti i filoni che riguardano le irregolarità nella compravendita delle azioni della Milano Serravalle, su alcuni atti di gestione della società autostradale e su vicende minori al Comune di Sesto. 

Tra i destinatari dell’avviso di conclusione indagine firmato dai pm monzesi MapelliMacchia, oltre a Penati figurano, tra gli altri, il suo ex braccio destro Giordano Vimercati, l’ex segretario generale della Provincia di Milano Antonino Princiotta, l’imprenditore Piero Di Caterina, il vice presidente del Consorzio Cooperative Costruttori Omer Degli Esposti, l’amministratore del gruppo Gavio Bruno Binasco, l’architetto Renato Sarno, l’ex amministratore delegato di Milano Serravalle Massimo Di Marco, l’ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini e il presidente della Banca di Legnano Enrico Corali. I filoni di inchiesta chiusi riguardano il presunto giro di mazzette sulle aree ex Falck e Marelli compreso l’episodio della restituzione per conto di Penati a Di Caterina di una presunta tangente di due milioni di euro mascherata da caparra per un fittizio contratto di compravendita di un immobile. Il capitolo che riguarda il Sitam il sistema integrato tariffario dell’area milanese, le irregolarità che riguardano la realizzazione della terza corsia della Milano Serravalle e i finanziamenti all’ associazione Fare Metropoli definita nell’avviso di conclusione delle indagini “mero schermo destinato ad occultare la diretta destinazione delle somme” a Penati per le sue ultime due campagne elettorali. 

Le indagini si sono chiuse anche per Massimo Ponzellini. L’ex presidente di Bpm già ai domiciliari per un’altra vicenda, risponde di finanziamento illecito ai partiti per soldi che sarebbero stati versati e gestiti dalla fondazione “Fare metropoli” gestita da Penati. A otto mesi dalle perquisizioni, era l’11 agosto, al capitolo la Procura di Monza sembra una mettere un primo punto con sei indagati e poco più di 350 mila euro donati. Il banchiere già indagato dalla Procura di Milano per associazione a delinquere, avrebbe versato circa cinque mila euro, come quota associativa.

Tutto era partito dalle dichiarazioni di Giuseppe Pasini, importante immobiliarista sestese, proprietario delle aree Falck dal 2000 al 2005. Questo si era presentato in Procura denunciando di essere vittima di “soprusi da parte di alcune amministrazioni locali”. Il costruttore si era dichiarato concusso e ha fatto il nome di Penati, quindi gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Monza, competente su Sesto. Pasini aveva raccontato altri fatti di presunta concussione subiti durante l’amministrazione successiva a quella di Penati, guidata da Giorgio Oldrini. Oltre alle presunte tangenti sull’area Falck, altre ne sarebbero emerse nell’intervento edilizio sulla Ercole Marelli e sulla gestione del Servizio integrato trasporti Alto Milanese. Emergerebbero inoltre collegamenti con la vicenda del quartiere Santa Giulia a Milano, un’altra area industriale riqualificata a edilizia residenziale. Pasini, tra l’altro, era stato il candidato sindaco del Pdl contro Oldrini. Erano emerse presunte mazzette (solo promesse o addirittura pagate) circolate tra il 2001 e il 2010 per oliare il rilascio di concessioni o per riscrivere secondo criteri decisi a tavolino il documento che regola l’urbanistica del comune di Sesto. Comune di cui Penati era stato sindaco dal 1994 al 2001.

Sebbene a carico di Filippo Penati, le indagini “dimostrano l’esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione” il gip di Monza Anna Magelli aveva dovuto respingere la richiesta di custodia cautelare nel 2011, chiesta dalla Procura brianzola a carico dell’ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani. Infatti gli episodi “risalivano agli anni Novanta e agli anni dal 2000 al 2004″ ed era scattata ormai la prescrizione.