In Italia sono 51.674 gli istituti scolastici. Ma quanti di questi sono preparati a fronteggiare un rischio sismico? Non lo sa nemmeno Giorgio Ponti, uno dei massimo esperti di edilizia scolastica (rappresenta l’Italia all’Ocse appunto per questa sua competenza): “Il dato sulla vulnerabilità sismica delle nostre scuole – dice senza mezzi termini – non lo sa nessuno. L’unico dato noto riguarda la certificazione del collaudo statico ordinario: il 60 per cento delle scuole ne è sprovvisto. Facile immaginare che la situazione sia ancor più grave per quanto riguarda specificamente la sicurezza sismica, soprattutto se si tiene conto che la stragrande maggioranza degli edifici sono vecchi, comunque risalenti a prima del 2003, quando sono entrate le norme antisismiche”.

Che cosa si fa per sanare questa situazione? “Soprattutto in concomitanza di qualche terremoto – continua Ponti – lo Stato stanzia dei fondi. L’ultimo forte stanziamento risale a una decina d’anni fa, con la messa a disposizione di 4 miliardi di euro. Gli stanziamenti, sia pur in misura inferiori, sono periodicamente continuati, ma siamo ancora lontani dal fronteggiare adeguatamente la situazione”. Secondo calcoli resi noto recentemente sarebbero necessari intorno ai 40 miliardi di euro per assicurare che i nostri figli siano ospitati in scuole sicure anche contro i terremoti.

“L’impegno economico ha dimensioni impressionanti – dice Giorgio Ponti – ma bisognerebbe anche ricorrere ai fondi europei, che ci sono. Ma che si stanno perdendo, soprattutto al Sud”. L’esperto cita in particolare il caso di Napoli: “Stavamo lavorando su incarico della Regione per distribuire 200 milioni di euro per la messa a norma di oltre un centinaio di scuole campane. E’ entrato in carica Caldoro e ha bloccato tutto. I soldi sono disponibili ma non vengono utilizzati. Andranno persi e le scuole resteranno insicure”.

La sicurezza delle scuole non riguarda tuttavia solo gli operatori e gli alunni che le ospitano: secondo le più recenti valutazioni dei progettisti si deve fare un salto culturale importante. “Oggi una scuola nuova si costruisce avendo presente la sua utilizzazione anche oltre l’attività didattica – spiega Giorgio Ponti – . Una scuola, per dirla con i dettami dell’Ocse, deve prevedere la gestione programmata degli interventi connessi con i collassi ambientali. Devono essere a disposizione per le grandi alluvioni o appunto per i terremoti, perché diventino la prima risorsa per dare un tetto sicuro a chi e costretto a lasciare la propria abitazione. Se così fosse eviteremmo di mandare in albergo le persone lasciandole nel loro ambiente. Con questo principio, ad esempio è stata costruita una nuova scuola a Gallarate”.