Vestiti, documenti, biciclette. Oggi molti abitanti di Finale Emilia sono rientrati nelle loro abitazioni per recuperare qualche oggetto e dare uno sguardo veloce alle loro case, così da poter riferire a chi è rimasto al campo se le mura hanno crepe. Se l’edificio, insomma, ha retto. Pochi minuti in compagnia di un vigile del fuoco, dopo ore di attesa in una lunga fila davanti alla stazione mobile dei pompieri, per fare una borsa e tornare alla tendopoli. 

Tutti i simboli della città, infatti, sono gravemente pericolanti e non è prudente sostare nei pressi degli edifici. Come la chiesa del Rosario, la preferita dalle coppie che si sposano a Finale Emilia. Gli ornamenti sul tetto sono crollati a causa dei numerosi terremoti che in queste ore continuano a scuotere la terra, anche con forza, l’ultimo di magnitudo 4.1, e la croce posta alla sommità dell’edificio è franata sul tetto causando un buco largo circa 3 metri, piombando all’interno della navata. In molti si fermano a scattare una foto al luogo in cui si sono uniti in matrimonio, versando una lacrima per gli palazzi storici e, in particolare, per i simboli della loro città.

“Ho preso questi due borsoni e ci ho messo dentro qualche vestito, soprattutto per i bambini, non sappiamo quando rientreremo” racconta la signora Maria velocemente, mentre carica di sporte fa ritorno dalla famiglia, in compagnia del marito. Il centro cittadino, infatti, è completamente transennato e la protezione civile, in collaborazione con i vigili del fuoco, supervisiona affinché tutto si svolga rapidamente e in sicurezza. “Diverse case sono completamente da buttare” racconta un vigile che regola l’accesso al centro “un signore di ottant’anni se n’è andato disperato, ha perso la sua casa, è in macerie”.

Anche chi non risiede in centro ha paura a fare ritorno a casa e sono in pochi coloro che rientrano per sistemare ciò che è andato distrutto, ancor meno le persone che hanno intenzione di dormire nella propria abitazione questa sera.

“Stanotte dormiremo ancora in macchina, domani si vedrà – racconta Pietro Neri, residente nei pressi del centro sportivo di via Monte Grappa – ci siamo presi un tale spavento la notte del primo terremoto che non abbiamo il coraggio di rientrare. La prima scossa, di magnitudo 5.9, ha fatto crollare l’armadio della camera in cui dormivano le mie tre nipotine ma fortunatamente la sbarra del lettino ha impedito che finissero schiacciate. La terra tremava così forte che non capivo se si alzava il pavimento, si spostavano le mura o il soffitto stesse crollando, non si riusciva a stare in piedi. Ho preso mia moglie, le mie due figlie e le bambine e siamo scappati il prima possibile”.

Anche i vigili del fuoco stanno compiendo i primi interventi per mettere in salvo le opere d’arte custodite all’interno dei luoghi devastati dal sisma. Oggi pomeriggio, nella chiesetta di San Martino a Buonacompra, vicino a Finale, è stato recuperato un dipinto del Guercino, una madonna con il bambino.

Accanto a chi è tornato a casa per prendere qualche oggetto, in queste ore sono iniziati altresì i sopralluoghi in quella che ormai è nota come la zona rossa di Finale Emilia. I vigili del fuoco e i tecnici hanno infatti visitato alcuni locali commerciali siti nel cuore della città per stabilire cosa è sicuro, l’entità di eventuali danni e cosa invece è inagibile. Nonostante la tempestività, però, i commercianti e gli imprenditori della zona sono preoccupati.

“Io ho uno studio tributario in centro e non so quando potrò riprendere a lavorare – racconta Neri – già stiamo subendo la crisi economica, con questo guaio ora siamo davvero tutti a terra. Il fornaio che ha il negozio accanto al mio poi, ha già avuto il sopralluogo ma gli hanno dato l’agibilità solo per il piano terra mentre i piani superiori del palazzo in cui si trova la sua attività sono stati dichiarati inagibili, quindi lui non può entrare lo stesso. È una catastrofe”.

Molte le fabbriche della zona ferme, che sono ricorse a tecnici pagati per far supervisionare i capannoni più velocemente, così da ottenere prima il via libera e poter riprendere subito a lavorare. “Domani abbiamo sentito che il consiglio dei ministri dovrebbe dichiarare lo stato di emergenza, spero che questo si traduca presto in un aiuto da parte dello stato – ha concluso il signor Neri, allontanandosi con la moglie – altrimenti non so proprio come faremo. Siamo disperati. La città sembra morta”.