Era depresso Marco Turrini, 41 anni, l’agente pubblicitario che questa mattina a Brescia ha ucciso i suoi figli piccoli, ha tentato di ammazzare anche la moglie e poi si lanciato dal balcone verso l’asfalto dove c’erano già i corpi dei suoi bambini, un maschietto di 4 anni e una femminuccia di un anno e due mesi. Era depresso per motivi economici ipotizzano gli inquirenti di Brescia che hanno ascoltato la superstite di questa tragedia in ospedale. La donna è sotto choc, ma sarebbe riuscita a raccontare questa giornata di follia, preceduta da un disagio psichico del marito per la perdita del lavoro. 

Anche i parenti e vicini di casa hanno spiegato che da circa un anno l’uomo era rimasto a casa dal lavoro e che era da tempo sofferente anche se non risulta che fosse in cura presso le autorità sanitarie. Turrini era sofferente, a disagio anche se comunque in casa entrava lo stipendio della moglie. Non era una famiglia indigente quindi quella distrutta questa mattina. Di certo però la mamma dei due piccoli ha raccontato che il marito si era molto chiuso in se stesso. Poi questa mattina nell’appartamento in via Cremona la lite, il delirio, il duplice omicidio dei bambini, il tentato omicidio della moglie e il suicidio. I due piccoli sono arrivati in condizioni disperate al pronto soccorso degli Spedali Civili di Brescia dove, nonostante i tentativi ripetuti di salvarli, sono poi morti.

Secondo i primi accertamenti della Squadra mobile di Brescia che segue le indagini prima di oggi Marco Turrini, incensurato, non era stato violento. Non risulterebbero altri gesti di rabbia verso la famiglia o anche autolesionistici nel suo passato. Davanti al cancello dell’abitazione, in un quartiere tranquillo vicino al centro della città, si sono assiepati i vicini, soprattutto stranieri, e molti residenti della via, sgomenti e commossi per la morte dei due bambini. ”Una famiglia felicissima. Li conoscevo da 4, 5 anni. Ho visto nascere e crescere i bambini” racconta Elisabetta, una vicina della famiglia Turrini. “Stamattina ho sentito le urla e sono scesa a vedere cose fosse successo – racconta – lui era ancora vivo, ho sentito che respirava ancora. Ho provato a sentire il battito della bambina, ma era già molto debole”. Scioccato si dice anche Don Francesco, il parroco della scuola dove andava il piccolo Samuele di 4 anni, che parla di una famiglia unita, che andava spesso a messa e frequentava l’oratorio.

“Se volevi spaventarmi ci sei riuscito, ma adesso dai metti giù la bambina” le ultime parole dette da Elena Morè al marito prima della tragedia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, durante una discussione peraltro non particolarmente accesa che aveva per oggetto i problemi lavorativi di lui, però Turrini improvvisamente ha aperto la finestra del soggiorno, dove erano presenti anche i due bambini già vestiti. Senza proferire alcuna minaccia ha preso la bimba in braccio davanti alla finestra e di fronte alla moglie che neanche per un attimo ha pensato che potesse fare sul serio. Poi improvvisamente l’uomo ha gettato prima la figlia più piccola e in rapida successione ha preso anche il maschietto e lo ha gettato giù dal settimo piano. Elena, impietrita, per alcuni secondi, è poi corsa fuori casa per chiedere soccorso, ma è stata inseguita dal marito che al piano di sotto, su un pianerottolo ha aperto un’altra finestra e ha cercato di gettarla nel vuoto. Infine quando ha visto giungere i primi vicini di casa ha lasciato andare la donna e si è buttato.

ROMA Un romano di circa 60 anni si è impiccato all’interno della sua abitazione, nella Capitale. Alla base del gesto ci sarebbero problemi economico-finanziari del 60enne. L’episodio è avvenuto in via Giuseppe Arimondi, alla periferia di Roma, nella zona di Portonaccio. L’uomo si e’ impiccato con una corda nel bagno della propria abitazione. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Sant’Ippolito per accertare quanto avvenuto.