“Non volevo far male a nessuno. Volevo far uscire tutti e barricarmi. Non era mia intenzione sequestrare nessuno. Sono pentito“. E’ la sintesi delle dichiarazioni di Luigi Martinelli, l’imprenditore di 56 anni, che per sei ore l’altro giorno ha tenuto sequestrati un dipendente delle Agenzie delle Entrate, a Romano di Lombardia (Bergamo), e il carabiniere che è entrato a mediare con lui e poi l’ha arrestato. Martinelli al giudice per le indagini preliminari, Giovanni Petrillo, ha ricostruito in circa un’ora la sua giornata di straordinaria follia. L’imprenditore anche al suo avvocato Stefano Paganelli ha ribadito di aver perso la testa perché nell’ufficio, dove in un primo momento sono stati tenuti sotto la minaccia di un fucile a pompa quindici dipendenti, gli avevano detto che il debito col fisco era di 44 mila euro. L’Agenzia delle Entrate però fa sapere che l’importo dovuto alle casse pubbliche è di circa 2 mila euro. “Mi sono sentito cascare il mondo in capo” avrebbe detto l’arrestato al suo legale. Martinelli, con pochi lavori pagati in nero a suo dire, si sarebbe sentito franare la terra sotto i piedi. Ai pubblici ministeri risulta invece un debito di 2000 euro riferibili a mancanti pagamenti del canone Rai. “Non lo sopporto” avrebbe detto Martinelli durante l’interrogatorio. Le discrepanze tra la convinzione dell’arrestato e l’Agenzia delle Entrate potrebbe essere dovuta “a una incomprensione” pensa l’avvocato. 

Il legale ha chiesto la scarcerazione di Martinelli, che oltre che del fucile era armato di due pistole un coltello e uno zaino pieno di proiettili, o in subordine gli arresti a casa del fratello. Il gip al termine dell’interrogatorio di Martinelli si è riservato di decidere, ma ha poi confermato il carcere. Martinelli si è reso conto di aver “esagerato”, di essere andato oltre il limite. “Luigi Martinelli non è una persona cattiva, ma esasperata” ha aggiunto l’avvocato. Anche l’ostaggio, Carmine Mormandi, ieri ha perdonato il suo sequestratore dicendo che non provava “nessun rancore”.  

Il gip ha ritenuto di dover applicare la misura della custodia cautelare in carcere per il pericolo di reiterazione del reato. Secondo il giudice si è creata una sproporzione tra le presunte motivazioni del gesto di Luigi Martinelli e la realtà. Nel frattempo si aggrava il quadro delle accuse mosse nei confronti dell’ imprenditore, che dovrà rispondere anche di porto illegale di armi in luogo pubblico, in quanto il permesso che deteneva era scaduto. I carabinieri hanno sequestrato un vero e proprio arsenale nell’abitazione di Calcio (Bergamo). Oltre al fucile, alle due pistole e alle decine di munizioni che aveva portato con sé negli uffici, l’imprenditore aveva in casa altre cinque carabine, due fucili, due pistole, seicento munizioni e oltre un chilo e mezzo di polvere da sparo.