I sondaggi prevedono un buon risultato per le 101 liste del M5S alle Amministrative di domenica e lunedì. Ma è davvero tutto consenso dei giovani che si informano solo on line? Le voci dell’ “Uomo da marciapiede” dicono che c’è dell’altro. Il messaggio di Grillo ormai è arrivato a tutti e fa breccia in varie fasce d’età e classi sociali, tra i tanti che esigono una politica diversa, più trasparente, senza privilegi né carriere a vita, con più controllo e partecipazione. Il voto al M5S è prima di tutto inteso come un modo per dire no alla “casta”. “Meglio un comico che dei banditi ladroni” è il commento che riassume il concetto. Il grosso dell’interesse è ancora attratto dal personaggio Grillo, ma non mancano coloro che preferirebbero che il Movimento si smarcasse in modo più netto dal leader carismatico. I critici non gradiscono i toni da crociata, la commistione fra politica e spettacolo, la forte personalizzazione, la deriva populista e demagogica, propria di un “nuovo Bossi”. “Gli attuali politici devono essere cacciati, ma i partiti devono rimanere”, avverte un cittadino che dubita che la rinascita della democrazia possa essere all’insegna di liste civiche e assemblee digitali. Altro punto critico è il deficit di democrazia interna. “Vedo un gran capopolo, che provvede pure a epurare i dissidenti”, dice un passante.  E l’accusa di “antipolitica”? Regge poco. Molti sono convinti che la sua vera motivazione sia l’ “attaccamento alla poltrona” di chi la pronuncia.

Di P. Ricca e F. Baraggino, riprese e montaggio Matteo Fiacchino

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