Due vecchie storie (ma con nuovi dettagli) piombano in mezzo alla campagna delle presidenziali francesi. Sì, ancora prove di finanziamenti a Nicolas Sarkozy nel 2007 da parte del suo ex amico il rais, alias Muammar Gheddafi. E poi il ritorno in scena del discusso Dsk: Dominique Strauss-Kahn resuscita per l’affaire del Sofitel l’ipotesi del complotto. Con i servizi segreti francesi (e il loro referente, Sarkozy) a tirare le fila.

I soldi di Gheddafi a Sarkozy – Il sito d’informazione Mediapart è ritornato all’attacco sullo spinoso dossier libico del Presidente. Ovvero come Sarkozy, prima di schizzare in testa alla coalizione internazionale che ha fatto fuori il regime libico, abbia concluso con lui affari di ogni tipo. Stavolta Mediapart ha pubblicato un documento: dimostrerebbe che il rais ha dato “il suo accordo di principio” per finanziare la campagna elettorale del 2007. Allora a Sarko sarebbero arrivati 50 milioni di euro da Tripoli.

Mediapart ha reso noto in effetti una nota dell’epoca, firmata da Moussa Koussa, che era responsabile dei servizi segreti libici, dove si prevedeva il pagamento della cifra e si specificava che era stata pattuita in una riunione del 2006, che aveva coinvolto, oltre a dirigenti del regime di Gheddafi, pure Brice Hortefeux, diventato poi ministro dell’Interno, uno dei sarkozysti di ferro, e Ziad Takieddine, uomo d’affari franco-libanese, a lungo fedele di Sarkozy e che per lui ha curato i rapporti con diversi leader arabi.

Takieddine è coinvolto in vari procedimenti giudiziari in Francia, compreso quello dell’attentato di Karachi, dove un gruppo di tecnici e ingegneri francesi sarebbe stato ucciso come rappresaglia da parte dei servizi segreti pakistani, per tangenti non ricevute, promesse alla metà degli anni Novanta proprio dall’attuale Presidente. Ebbene, l’uomo d’affari dà ormai l’impressione di voler scaricare il suo ex compare. E anche sull’ultimo documento, pubblicato da Mediapart, è intervenuto il suo avvocato, Samia Maktouf, che ha dichiarato: “Secondo il mio cliente la nota è credibile”. Quanto al diretto interessato, Sarkozy, ha reagito stamani in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Parisien, definendo la vicenda “un tentativo da parte dei socialisti di fare diversione dopo il ritorno in scena di Dominique Strauss-Kahn, che non li avvantaggia di certo. Vogliono far dimenticare che volevano lui come futuro Presidente”.

Il ritorno di Dsk: “E’ stato un complotto” – E’ l’altra novità, affiorata nelle ultime ore, venuta a dominare la campagna delle presidenziali. Si’, Dominique Strauss-Kahn, l’ex superfavorito a questa consultazione, poi messo fuori gioco dal noto scandalo del Sofitel, è ritornato a parlare di complotto nei suoi confronti in un’intervista al The Guardian. Il 14 maggio dello scorso anno Dsk, allora alla guida del Fondo monetario internazionale, ebbe un rapporto sessuale con un’inserviente del Sofitel di New York, che lo ha poi accusato di stupro, facendolo finire in carcere. Secondo il politico francese non si trattò di un trabocchetto, ma il seguito della vicenda, dopo il fatto, venne gestito da persone «legate a Sarkozy», con una precisa agenda politica in testa.

Strauss-Kahn ritiene di essere stato, già da qualche settimana prima del “fattaccio”, sorvegliato dai servizi segreti francesi. Una volta che l’aggressione si concretizzò, quelle persone “legate a Sarkozy” presumibilmente degli stessi servizi segreti, avrebbero intercettato le sue chiamate telefoniche e si sarebbero assicurati che la donna facesse causa contro l’uomo politico francese, perché lo scandalo scoppiasse davvero. Dsk aveva deciso di ufficializzare la sua candidatura il 15 giugno successivo.