La pioggia non ha fermato i duemila manifestanti arrivati da tutta Italia per dire no agli inceneritori. Proprio come nella prima edizione della protesta nazionale, che due anni fa aveva richiamato cinquemila persone, a Parma una giornata piovosa ha fatto da cornice al corteo silenzioso che dal parco ex Eridania ha marciato per il centro storico fino ai Portici del Grano, teatro di tutte le proteste cittadine e “casa” del futuro sindaco della città. A guidarlo, un furgone trasformato per l’occasione in un inceneritore con tanto di comignoli fumanti, a dimostrare la sproporzione di un progetto che, come spiegano alcuni manifestanti, “per Parma porterebbe solo gravi danni alla salute dei cittadini, quando gli stessi risultati dello smaltimento rifiuti si potrebbero ottenere con una raccolta differenziata spinta e sistemi alternativi di riciclaggio”.

Per le strade hanno sfilato riuniti i rappresentati di oltre 170 soggetti tra comitati, associazioni e gruppi, tutti provenienti da diverse regioni italiane: dai comitati contro le cave di amianto a Rubbiano per la vita, dall’associazione Valle virtuosa contro il pirogassificatore in Val D’Aosta al coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, fino al Wwf e naturalmente all’associazione Gestione corretta rifiuti di Parma. E poi famiglie, semplici cittadini che da anni si battono contro la costruzione del termovalorizzatore per la salute dei propri figli.

Fermata obbligata durante il percorso, l’abitazione del presidente dell’Unione parmense degli industriali, Giovanni Borri, a cui è stato lasciato un appello cartaceo sulla soglia di casa con la moratoria per l’inceneritore chiesta dai Medici per l’Ambiente dell’Isde. È proprio l’Upi, insieme ai candidati sindaco Vincenzo Bernazzoli e Elvio Ubaldi, che viene invocata in uno degli striscioni del corteo: “Bernazzoli, Ubaldi, Upi: fermatevi!” E guarda caso sono proprio loro gli unici, insieme a Paolo Buzzi (Pdl), tra tutti i dieci candidati alla carica di primo cittadino, a mancare, anche solo con un messaggio di solidarietà, alla manifestazione. Del resto, sono anche coloro che le associazioni ambientaliste indicano da anni come i maggiori responsabili del progetto del termovalorizzatore a Parma.

È la sesta volta che l’associazione Gestione corretta rifiuti porta in piazza il tema importante della salute, che cozza con il cantiere che giorno dopo giorno va avanti a Ugozzolo, nonostante dodici esposti e un’istanza di sequestro preventivo in cui si contestano le irregolarità del progetto. “Chiediamo al prossimo sindaco di Parma di fare un miracolo e di bloccare la costruzione dell’inceneritore – afferma Aldo Caffagnini, di Gcr – le alternative ci sono e noi lo abbiamo dimostrato”. Quello che la piazza chiede è “una scelta di buon senso”, per salvaguardare la tanto declamata Food Valley e non trasformarla, come recitano alcuni cartelli esposti sotto la pioggia, in una “Death Valley”.