Aspettavano un piano industriale da un paio d’anni, gli operai della Maserati. E oggi l’hanno avuto. Anche se non era proprio quello che si aspettavano: alcuni continueranno a lavorare sulla progettazione, altri lavoreranno nel 2015 per produrre Alfa Romeo, ma – soprattutto – dovranno vedersela con la cassa integrazione.

A leggere il comunicato stampa della Fiat è quasi una conquista. Per quella che era considerata la fabbrica dell’eccellenza, il boato di un motore che dava la carica alla città, l’unico marchio al mondo che poteva dare del filo da torcere alla Ferrari, la vittoria non c’è. Nello stabilimento di Modena, oggi 700 operai assunti, verranno costruite auto che non saranno più quelle. In sostanza hanno promesso che nel 2015 arriverà l’Alfa Romeo e da qui a due anni continueranno ad assemblare i vecchi modelli della casa che fu modenese. Poi il marchio del Tridente diventerà definitivamente piemontese, made in Grugliasco.

Poteva uscire fuori una chiusura definitiva, è vero, invece il minimo occupazionale è stato garantito. Ma da qui a parlare di vittoria come la spaccia l’assessore alle attività produttive dell’Emilia Romagna, Gian Carlo Muzzarelli ce ne corre.

“Accidenti come rigirano la frittata! Al termine del vertice fra azienda e sindacati, dai quali ovviamente mancava la Fiom per la sua precedente espulsione dall’azienda, pare quasi che alla Maserati ci siano buone notizie”, ha spiegato Andrea Defranceschi del Movimento 5 Stelle, “Invece è il contrario: la verità è che gli stabilimenti del Tridente di Modena avranno meno auto da fare. Ancora una volta il Gruppo Fiat ha fatto quello che ha voluto e il nostro assessore Muzzarelli non è stato in grado di garantire ciò che anche in aula aveva promesso: la difesa di un’eccellenza modenese, la Maserati”.

“Mi sembra di sognare”, risponde Gian Carlo Muzzarelli. “È veramente da stupidi parlare di fallimenti, è tipico di chi non ha il quadro della situazione, di chi vuole solo far polemica. Ero presente alla riunione con la dirigenza Fiat e l’incontro si è rivelato responsabile. In questo momento dove il gruppo Fiat si vuole allontanare dall’Italia, la Maserati rimane a Modena con la testa e con la produzione”.

Il comunicato della Fiat, però, non è che la imposti così. Tutt’altro: “Lo stabilimento di Modena, per la sua collocazione all’interno della città non potrà aumentare la propria capacità produttiva e quindi da tempo è stato deciso che la futura produzione sarà installata nelle Officine Automobilistiche Grugliasco”.

Riguardo i lavoratori, invece, l’azienda non ha dichiarato espressamente esuberi, parlando, invece, di ricorso alla cassa integrazione. Pressati, tuttavia, dalle domande della parte sindacale, i dirigenti Fiat hanno garantito che anche qualora la nuova produzione Alfa non dovesse “bastare”, l’eventuale surplus occupazionale potrà essere assorbito all’interno del gruppo, ad esempio in Ferrari, considerando che i motori a benzina del Maseratino verranno prodotti a Maranello (si parla di oltre 50mila vetture annue). «Per quanto riguarda gli eventuali impatti sull’occupazione – si legge nella nota diffusa dalla Fiat – l’azienda ha confermato la scelta di gestire le dissaturazioni produttive e i processi di razionalizzazione esclusivamente con l’utilizzo della cassa integrazione. Saranno comunque anche colte tutte le opportunità derivanti dalla possibilità di utilizzo di lavoratori della Maserati in altre sedi del gruppo».

La nuova produzione Alfa, infatti, partirà a giugno dell’anno prossimo, la ristrutturazione tuttavia dovrà cominciare almeno un anno prima. Per questo vi è la possibilità che, a fronte dei cambiamenti da effettuarsi per cambiare la linea produttiva, la Maserati debba ricorrere alla la cassa integrazione per ristrutturazione.

Tutto regolare, tuttavia, per i sindacati presenti in trattativa, alla quale non è stata invitata la Fiom/Cgil, in quanto non firmataria del contratto Fiat del 13 dicembre scorso. «L’azienda – afferma William Manfredini della Uilm/Uil di Modena – ha confermato che la Maserati rimarrà a Modena. Entro giugno 2013 verrà prodotta la nuova Alfa C4 su cui si ripongono grandi aspettative. A regime si dovrebbe arrivare a 2500 vetture annue». «I 630 lavoratori – aggiunge Eros Panicali, della Uilm/Uil nazionale – saranno garantiti. La parte di ricerca e sviluppo e lo staff impiegatizio rimarrà sicuramente a Modena. Ma anche la metà operaia dovrebbe continuare senza problemi ad operare nel gruppo Fiat a Modena».

«Le aspettative erano molte – afferma invece Claudio Mattiello, segretario provinciale Fim/Cisl di Modena – e di fronte a quanto comunicato sentiamo di esprimere un giudizio positivo. La prova di quanto la Fiat guardi con favore alle professionalità modenesi arriva dalla scelta di produrre la nuova Alfa proprio a Modena. Anche la produzione dei motori del Maseratino a Maranello lo vediamo positivamente, primo perché avrà impatto positivo in Ferrari e poi perché scongiura definitivamente il rischio di perdite occupazionali in Maserati».

di Emiliano Liuzzi e Felicia Buonomo