Nel comune più afflitto d’Italia dai veleni della grande industria e con il più grande dissesto della storia repubblicana, la responsabilità della gestione della cosa pubblica avrebbe dovuto mettere i brividi e invece, a Taranto, la corsa alle poltrone ha abbattuto le inibizioni e il buon senso, dando il via a una campagna elettorale tragicomica.

I candidati sindaco sono 11, ben 31 le liste e quasi mille gli aspiranti consiglieri comunali. Ma al di là dei numeri, sono forse alcuni nomi a spiegare, con maggiore efficacia, il quadro della situazione. Filippo Condemi, avvocato ed ex assessore ai lavori pubblici della giunta di centro-destra che portò il comune al dissesto, oggi è il candidato sindaco del Pdl. “Un uomo scelto per la sua onestà” ha dichiarato a un’emittente locale il coordinatore provinciale Luigi Montanaro, forse dimenticando che poche settimane prima a Condemi era stata inflitta una condanna a un anno e sei mesi di carcere dalla corte d’appello di Taranto, per una delle tante vicende giudiziarie legate proprio al suo passato di amministratore comunale. L’avvocato tarantino nel processo di secondo grado aveva anche rinunciato alla prescrizione puntando all’assoluzione piena, che però non è arrivata. Questo, tuttavia, non ha impedito ai vertici del Pdl ionico di individuarlo come candidato idoneo alla carica di primo cittadino.

Ma Taranto è anche la culla dei telepredicatore Giancarlo Cito. E se ufficialmente il candidato sindaco è il figlio Mario, il motto resta “Cito sindaco”. E’ sempre lui, Giancarlo, a parlare nelle conferenze stampa, dinanzi alle telecamere della sua emittente locale e ad attaccare politicamente i suoi avversari. Mario Cito è una specie di entità fluttuante che ruota intorno alla figura ingombrante del padre.

Giancarlo Cito è il vero terrore della destra e della sinistra tarantina: l’ex sindaco ed ex parlamentare di At6 riesce sempre a esercitare un fascino sulle masse della città dei due mari nonostante una condanna a quattro anni già scontata in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, una condanna definitiva giunta appena qualche settimana fa per una vicenda legata allo stadio comunale e una nuova condanna in Cassazione (arrivata giovedì) a 4 anni per concussione per avere chiesto tangenti per la realizzazione del porticciolo turistico di San Vito (avuta la notizia, Cito ha accusato un malore ed è stato ricoverato all’ospedale: ora si trova in carcere).

Nonostante tutto questo ha sfiorato il ballottaggio nelle scorse amministrative e oggi ci riprova, favorito anche da un centro-destra completamente invisibile fino a qualche settimana fa (La Destra sostiene Cito e FLi a Taranto non ha una sua lista).

Nello schieramento opposto poi c’è il sindaco uscente Ippazio Stefàno, sostenuto da tutto il centro-sinistra e soprattutto da Vendola che ha imposto al Partito democratico di rinunciare alle primarie e al proprio candidato Michele Pelillo, attualmente assessore regionale al Bilancio della giunta guidata dal leader di Sel. Primarie urlate da tutto il Pd ionico, fino a poche settimane prima, ma improvvisamente messe da parte dopo il diktat del governatore. Ma l’asse Stefàno-Vendola dovrà però fare a meno, in questa tornata elettorale, di Rifondazione Comunista che sostiene Dante Capriulo (ex assessore al bilancio di Stefàno defenestrato dopo aver manifestato la volontà di candidarsi alle primarie) e della galassia ambientalista, che a Taranto ha scelto di correre in autonomia schierando come candidato il leader nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. L’arrivo di Bonelli però ha suscitato malumori anche all’interno del fronte ambientalista che ha perso diversi pezzi per strada.

A questi si aggiungono, infine, i nomi di tutti gli altri candidati sindaco, tra cui il grillino Alessandro Furnari e il candidato di Io Sud, Massimiliano Di Cuia, di famiglia socialista, figlio di un ex assessore di centro destra, eletto con la sinistra di Stefàno e oggi finito al centro come candidato di Adriana Poli Bortone.

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