Rimbalza Piazza Affari, dopo il disastro di martedì, e si allenta la tensione sui titoli di Stato, complice un esito tutto sommato positivo nell’asta a breve termine che ricaccia lo spread dei decennali sotto quota 400. Maglia nera d’Europa nella giornata di ieri, Milano riconquista il segno positivo a quota +1,6% guidando la classifica dei mercati europei. Un risultato determinato dalla forte ripresa dei titoli bancari, le cui risalite garantiscono oggi agli speculatori invidiabili plusvalenze. La Popolare di Milano svetta nella graduatoria del paniere principale con un +5,91% , davanti a Unicredit (+5,46%), Intesa Sanpaolo (5,45%) e Banco Popolare (+3,90%). Tra i titoli più scambiati bene anche Fiat (+1,85%) ed Enel (+0,56%). In controtendenza invece Eni che perde lo 0,42%.

I titoli di Stato, si diceva. Oggi, il differenziale di rendimento Italia-Germania sui dieci anni ha chiuso a 375 punti, contro i 414 che segnano il divario tra bonos spagnoli e bund. Un miglioramento evidente rispetto a ieri su cui influisce, almeno per l’Italia, l’asta dei Bot di questa mattina. Il Tesoro italiano ha collocato titoli a tre mesi per 3 miliardi con un tasso dell’1,249% in forte risalita rispetto all’asta precedente (0,492%). I titoli a 12 mesi sono stati invece piazzati per 8 miliardi con un rendimento del 2,84% (contro l’1,4 di metà marzo). A fronte di questa crescita, tuttavia, la buona notizia viene dal bid-to-cover, il rapporto tra domanda e offerta che ha saputo mantenersi su livelli piuttosto buoni sui due titoli. Proprio la facilità di collocamento ha saputo offrire quel segnale positivo che ha favorito il rimbalzo sulle obbligazioni a lungo termine (riducendo quindi lo spread).

Il rimbalzo di giornata era obiettivamente prevedibile. Gli investitori sentono la tensione, è vero, ma l’ansia vera e propria sembra ancora lontana. Se non si manifesta il panico, con il conseguente effetto valanga, i titoli possono essere più facilmente percepiti come ribassati avviando così la corsa al riacquisto. Gli speculatori short chiudono le posizioni, comprando quello che avevano venduto il giorno prima, e il gioco è fatto. Non stupisce, quindi, che i più significativi rialzi di giornata riguardino proprio i bancari, protagonisti assoluti dell’ecatombe di ieri.

Il punto, ora, è capire quanto spazio possa esserci per il proseguimento di questo effetto altalena anche nei giorni e nelle settimane a venire. E qui inizia un altro dibattito. “Al momento ci sono tanti problemi aperti – spiega un analista di borsa – dalla questione irrisolta del deficit Usa al sostanziale rallentamento della crescita cinese. E’ suonato un campanello d’allarme e gli operatori hanno ripreso ad attaccare l’anello debole, vale a dire l’Europa in generale e la coppia Italia-Spagna in particolare”. Ma c’è dell’altro. “Il problema principale – prosegue l’analista – è che l’effetto Bce sembra in via di esaurimento e il mercato del debito ne risente spingendo i rendimento verso l’alto”.

In pratica è accaduto questo. Inondate da un trilione di euro di liquidità, le banche hanno acquistato per mesi i titoli sovrani abbassando gli interessi prima sulle emissioni a breve termine, poi su quelle di lungo. Così si spiega la clamorosa discesa dello spread, capace, a metà marzo, di abbassarsi addirittura sotto quota 300 punti. Non è un mistero che la rinnovata liquidità bancaria non abbia raggiunto la cosiddetta economia reale (prestiti alle imprese e ai risparmiatori), ma questo era forse previsto. Decisamente meno prevedibile, al contrario, il fatto che il nuovo flusso degli investimenti smettesse così presto di interessare anche le borse. “La Bce sperava di inflazionare il mercato, cosa che è avvenuta per qualche mese” conclude l’analista . “Ora le banche sono di nuovo ferme. Hanno investito sui bond, in parte anche sulle azioni. Ma adesso che hanno risolto i loro problemi immediati di finanziamento non intendono più puntare massicciamente sul mercato. Anzi, contano se possibile di restituire in anticipo il prestito alla banca centrale”. Ed è proprio questo calo di entusiasmo, ad oggi, che i mercati stanno scontando in modo così evidente.