Il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti scende sotto la soglia psicologica dei 300 punti attestandosi in chiusura a 301 punti. Partito questa mattina da 314 punti ha toccato anche quota 295,  il livello più basso da settembre. Ed il rendimento del decennale si attesta al 4,80%. Buone notizie vengono anche dalle borse europee, che chiudono tutte con con guadagni superiori al 2%. Milano l’Ftse Mib è avanzato dell’1,62% a 16.664,25 punti. Positivo il giudizio del governatore Mario Draghi: “Dall’Eurozona arrivano segnali di stabilizzazione”. Anche se avverte che “restano i rischi al ribasso” ed annuncia il taglio, da parte della Bce, delle stime trimestrali sulla crescita dell’area euro. Le nuove “staff projections” danno ora fra -0,5% e +0,3% la crescita 2012, che a dicembre stimavano fra -0,4% e +1%.

Il calo del differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi risulta influenzato dalle dichiarazioni del capo economista di Standard & Poor’s, Jean-Michel Six, che ieri aveva affermato, durante un convegno a Cannes: “Se guardiamo a quello che ha fatto l’Italia in pochi mesi non possiamo che essere sorpresi”.

E notizie rassicuranti per i mercati provengono anche dalla Grecia. Atene sta registrando una forte partecipazione al piano di concambio dei titoli di Stato. Le adesioni dei creditori privati allo swap del debito greco, secondo fonti dell’esecutivo di Atene, hanno superato la soglia del 75% necessaria per chiudere l’accordo e scongiurare il default. Anche se il termine dell’adesione all’offerta è previsto per stasera alle 21 e solo domani mattina si sapranno i dati ufficiali. “Il tasso delle adesioni all’offerta dei bond è buono, la percentuale di obbligazionisti che offrono volontariamente i loro titoli è molto alta. Sta andando bene, siamo ottimisti”, conferma la fonte che non ha però precisato la percentuale precisa dei 206 miliardi di titoli greci in circolazione che finora sono stati consegnati. La Grecia vorrebbe ottenere un’adesione del 90%.

Buone notizie, infine, anche dalla Bce che mantiene fermo il costo del denaro nell’area Euro. La Banca centrale lascia il tasso di riferimento invariato all’1%, così come non si muovono il tasso sui depositi, allo 0,25%, e quello marginale, all’1,75%. Per Mario Draghi “l’economia dell’area euro presenta segni di stabilizzazione” anche se “permangono rischi al ribasso”. Il governatore dell’Eurotower vede nel buon esito delle maxi aste di rifinanziamento a tre anni della Bce alle banche europee, per un importo complessivo di circa 1.000 miliardi, una delle ragioni della ripresa dell’area Euro. Ma restano gli elementi di criticità legati ai prezzi del petrolio che terranno l’inflazione sopra il 2%. Per uscire dalla crisi, conclude Draghi, i Paesi dell’Eurozona dovranno cedere “parte della propria sovranità di bilancio” ed applicare le nuove regole del ‘fiscal compact’.