Se l’inno di Mameli diventerà obbligatorio nelle scuole, Umberto Bossi spera che non siano i suoi figli a cantarlo. Il leader del Carroccio, a Piacenza per presentare la candidatura a sindaco di Massimo Polledri,  ha commentato così la proposta che trovato ampia convergenza alla Camera. Ha poi aggiunto che dopo il 2013 Mario Monti “rischia la vita” perché “il Nord lo farà fuori”. E la metafora del rapporto tra il premier e Silvio Berlusconi è che ”uno gratta e l’altro tiene il palo”.

Durante il comizio a Piacenza, dove la Lega correrà da sola, il Senatùr ha lanciato la campagna elettorale in vista delle amministrative di maggio e ha esortato il partito a mettere da parte i litigi. “La campagna elettorale – ha detto – deve vedere la Lega tutta unita, non con le storie e le beghe. Quel che è avvenuto ultimamente ci ha permesso di liberarci di un pò di gente che era lì solo a elemosinare il posto. Da domani dobbiamo tirare fuori i gazebo”.

Immediata la replica di Massimo Donadi (Idv): ”Bossi parla come un terrorista. La violenza verbale del leader leghista ormai ha raggiunto vette pericolose e non basta giustificarlo perchè non sta bene. I vertici della Lega prendano le distanze e smentiscano le parole truci e inqualificabili di Bossi che incitano alla violenza”. Il capogruppo Idv alla Camera ha poi sollecitato la condanna delle sue parole da parte di partiti e istituzioni “perchè il confronto politico, per quanto aspro, non può e non deve travalicare i limiti dell’odio e dell’istigazione alla violenza”.

Per quanto riguarda l’introduzione nelle scuole dell’inno di Mameli in maniera obbligatoria, è da almeno tre anni che si susseguono tentativi in questo senso e ora pare che il traguardo sia vicino. Renderlo obbligatorio a scuola è una delle novità previste (assieme all’istituzione di una Giornata dell’ Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandierà) da un provvedimento messo a punto in commissione Cultura alla Camera.

“L’obiettivo – ha spiegato la relatrice Paola Frassinetti (Pdl) – è far imparare le parole e il senso dell’inno, che ha numerosi riferimenti storici. Siamo vicini al via libera. Attendiamo il parere della commissione Affari Costituzionali e poi chiederemo la legislativa (una strada che consente di incassare l’ok della Camera senza passare per l’Aula) per velocizzare i tempi”. Il testo, sul quale c’è la convergenza di tutti i gruppi – ad eccezione della Lega – è la sintesi di due proposte, una targata Pd (del febbraio 2009) e una Pdl (sempre febbraio ma 2011). Prevede che dal 2012-2013 nelle scuole di ogni ordine e grado, nell’ora di Cittadinanza e Costituzione, siano organizzati percorsi didattici e iniziative per “suscitare la riflessione sugli eventi e sul significato del Risorgimento” e che, in questo ambito, si insegni l’inno nazionale.

Non è prevista nessuna nuova festività e nessun nuovo onere – assicura la relatrice aggiungendo che “si tratta solo di un modo per fare sì che venga spiegato il senso di questi importanti simboli ai più giovani”. Una rivalutazione di “Fratelli d’Italia” osteggiata dal Carroccio che mal digerisce i simboli dell’unità d’Italia, dal tricolore all’ Inno, e che ha avuto tra i primi convinti sostenitori Carlo Azeglio Ciampi. Oggi il testo composto da Goffredo Mameli nel 1847 viene cantato a ogni cerimonia ufficiale; e ora, con un’intesa bipartisan, l’inno d’Italia recupera “peso”. Un approdo importante per una composizione bollata per decenni come una “brutta marcetta poco solenne”.