“Se Monti non ci ascolta portiamo a Roma centinaia di migliaia di persone e facciamo saltare il suo scranno”. Umberto Bossi rispolvera i fucili padani e, in un revival anni novanta, torna a definire Silvio Berlusconi un “delinquente”. Che non sarà incisivo come “il mafioso di Arcore” che usò nel 1995 per indicare il Cavaliere, ma conferma come il Sènatur tenti di prendere le distanze in ogni modo dall’ex amico. Ma per cancellare quasi venti anni di alleanza e governi non basta qualche vecchio slogan. E di fatto alla fiaccolata organizzata a Monza contro il governo guidato da Mario Monti partecipano poche decine di militanti. Le centinaia di migliaia di persone di cui parla Bossi sono lontane da qui e, forse, anche dal partito. La Lega sta infatti vivendo una profonda lacerazione interna. La base da mesi invoca con forza l’incoronazione di Roberto Maroni alla guida del movimento.  A deludere i militanti è stato proprio il sostegno che Bossi ha dato al governo Berlusconi, arrivando persino a salvare dal carcere Nicola Cosentino, coordinare campano del Pdl accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. E oggi Bossi tuona anche contro la mafia. Il via libera al trasferimento della sorveglianza speciale per Salvatore Riina junior a Padova “è un attentato contro il nord, che il nord dovrebbe punire con la pena di morte per le conseguenze che avrà nella nostra società: rapine, violenze e mafia”. Della decisione Bossi ha incolpato il governo Monti che a suo dire “ha fatto tornare il soggiorno obbligato”, ma “non accetteremo di essere invasi ancora una volta dai mafiosi”. Qualche slogan, forse, non basta.  Ma il Sènatur ci prova.

Berlusconi, dice il leader del Carroccio, sostiene il governo in loden perché prima “era un delinquente, ora è stato improvvisamente assolto (prescritto, ndr) in tribunale” al processo Mills. “E’ poco ma sicuro” che sta con Monti per interesse, aggiunge. E ragiona “come Benito Mussolini“. Perché “dire ‘facciamo l’accordo fra le forze maggiori e cancelliamo quelle minori’ per non disperdere i voti è un ragionamento che fece Mussolini, ma sono cose che non portano da nessuna parte”. Pochi minuti dopo però il Carroccio dimostra di ragionare come Berlusconi: Roberto Calderoli, con ritrovato slancio padano, afferma che “quando si paga il 50% di tasse l’evasione fiscale è legittima difesa”. Dichiarazione di cui il Cavaliere detiene il copyright. Ma capita di far confusione.  “In questo momento ce l’abbiamo con tutti e due”, dice Calderoli. Con Monti e Berlusconi, “perché uno è l’assassino e l’altro il palo, il complice”. Poi certo, che “il complice” sia stato un amico fino a tre mesi fa, poco conta.

A Bossi e Calderoli lo ricorda Sandro Bondi. “Vorrei dire agli amici della Lega,con i quali fino a pochi mesi fa abbiamo lavorato con spirito di collaborazione e amicizia, che non risponderemo a toni polemici che sono lontani dai bisogni e dagli interessi veri degli italiani”. Il coordinatore del Pdl mostra il nuovo corso del partito di Arcore e senza imbarazzo alcuno si spinge a sottolineare come “la politica deve cambiare, e deve cambiare anche nel modo di parlare”. Poche ore prima il presidente del suo partito, Berlusconi, ha definito la “Corte Costituzionale un organo politico” occupata “da giudici di sinistra” che rendono “ingovernabile il Paese”. Un ravvedimento pomeridiano? Possibile. “La polemica fine a sé stessa e imparentata alla propaganda di partito – aggiunge – non interessa più gli italiani, che al contrario sono interessati a conoscere le proposte del governo e delle singole forze politiche, se ne hanno”, conclude Bondi rivolgendosi agli “amici della Lega”.