“Alla fine del 2011, los Zetas hanno eclissato il cartello di Sinaloa e sono diventati il più grande cartello del narcotraffico in termini di presenza geografica”. L’analisi perentoria è contenuta nell’annuale rapporto sui cartelli della droga messicani prodotto da Stratfor, un think tank statunitense specializzato in temi relativi alla sicurezza e alla politica internazionale. Il rapporto è stato pubblicato online all’inizio di questa settimana e si apre con i dati agghiaccianti del bilancio di vittime della guerra alla droga, lanciata dal governo di Felipe Calderòn nel 2006, anche con l’impiego dell’esercito. Nel 2010, secondo i dati ufficiali del governo messicano, ci sono stati 15.273 morti violente connesse con la droga. Nel 2011 il bilancio potrebbe essere perfino più pesante: i dati ufficiali si fermano a settembre, e registrano nei primi nove mesi dell’anno appena concluso, 12.900 morti. Una media di 1400 al mese.

“Se la media mensile viene confermata anche nell’ultimo quarto dell’anno – scrivono gli uomini di Stratfor – nel 2011 si sarà raggiunta la cifra record di 17 mila morti”. Sulla base di questi dati, nonostante i resoconti dei media e le dichiarazioni dello stesso governo messicano, i ricercatori di Stratfro concludono che “nel 2011 non c’è stato alcun declino sostanziale della violenza in Messico. Al contrario, anziché tornare entro livelli tollerabili, la violenza ha persistito anche se in qualche modo c’è stato uno slittamento geografico, con una diminuzione in alcune aree e città e un aumento in altre”. E’ il fronte della guerra che si sposta, anzi, delle guerre: quella del governo messicano contro i cartelli e quella dei cartelli tra loro. Spesso, le due guerre si intrecciano, sia per i livelli di corruzione all’interno delle forze dell’ordine messicane (la polizia soprattutto, ma anche l’esercito), sia perché un cartello approfitta dei “colpi” che subisce un altro. Il risultato di questo movimento, secondo il rapporto di Stratfor, è una “polarizzazione”, che è diventata sempre più evidente nel corso del 2011.

Da una parte ci sono i cartelli minori (o quel che ne resta) che sarebbero stati “assorbiti” nella Federazione di Sinaloa, il cartello dominante nell’ovest del paese. Dall’altro lato, los Zetas, che controllano l’est del Messico. Los Zetas, stando al rapporto, sono oggi il cartello più capillare quanto a presenza geografica: su 32 stati della federazione messicana, il cartello di Sinaloa è presente in 16, mentre los Zetas in 17 (alcuni stati hanno entrambi). “Per quanto molto sia stato detto a proposito della fluidità delle alleanze dei cartelli messicani – precisano i ricercatori di Stratfor – queste due forze sono emerse come dominanti”. Il processo di polarizzazione, che vede gli Zetas vincenti, è dovuto anche alle tattiche usate dai due “blocchi”. I cartelli di Sinaloa preferirebbero usare la corruzione, con un ricorso alla violenza relativamente più raro, mentre gli Zetas (nati peraltro da un gruppo di ex militari) sono più inclini a usare il “plomo”, il piombo, al posto della “plata”, del denaro.

Il 2012 è anno elettorale in Messico e per Stratfor, il fallimento della guerra alla droga è ormai un peso politico troppo grande per le spalle del presidente Calderòn, che si è anche rivolto più volte agli Stati Uniti per assistenza tecnica e addestramento delle forze antidroga, senza che ciò producesse i risultati sperati. La cosa più preoccupante, oltre all’elevato numero di vittime – ormai quasi 50 mila in sei anni – è che la “guerra” si sta estendendo anche ad altri paesi centroamericani, che stanno scegliendo la stessa strada – l’impiego dell’esercito contro i cartelli – che in Messico ha prodotto l’escalation degli ultimi anni. Stratfor nota, nel paragrafo sulle previsioni per il 2012, che attesa la maggiore difficoltà di sbarco nel mercato statunitense, i cartelli messicani stanno espandendo la loro presenza sia in altri paesi latinoamericani che su altri mercati mondiali. In questo modo si accorcia la “filiera” degli intermediari e aumentano i profitti, sia dal punto di vista dell’approvvigionamento di materie prima, sia per i mercati di sbocco.

Persone legate ai cartelli sono state arrestate in vari paesi centroamericani, dal Costa Rica all’Honduras, mentre per i mercati “oltremare” quelli più promettenti, dal punto di vista dei narcos, sono l’Australia e l’Europa. Il rapporto Stratfor non lo dice, ma ormai molte indagini transnazionali hanno dimostrato che, per il mercato europeo la joint venture vincente è quella tra gli Zetas, la ‘ndrangheta calabrese, con la logistica affidata alle reti del narcotraffico balcanico (Montenegro, Kossovo, Serbia), da dove arriva anche una parte delle armi usate per le stragi da Ciudad Juarez a Veracruz, fino ad Acapulco.

di Joseph Zarlingo