Lo scrittore Roberto Saviano

Sì a Nicola Cosentino, no a Roberto Saviano. Ieri il voto dei leghisti bossiani contro l’arresto del parlamentare Pdl accusato di collusione con la camorra. Oggi l’annuncio che Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo e fedelissimo del Senatùr, diserterà polemicamente il conferimento della cittadinanza onoraria di Milano all’autore di Gomorra, in programma il 18 gennaio.

Saviano ”non rappresenta in alcun modo la città”, ha scritto Boni al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, dunque si tratta di “un’iniziativa prettamente demagogica e chiaramente politica”. E caso mai non fosse chiaro, il presidente del consiglio regionale precisa: “La mia assenza non sarà legata a motivi istituzionali, ma al mio totale disaccordo per la consegna di un tale prestigioso riconoscimento cittadino a una persona che, a mio avviso, non rappresenta in nessun modo la città di Milano”. Secondo Boni, sono altre “le persone che hanno reso grande il nostro capoluogo e che meriterebbero una tale onorificenza, e non una persona che non ha contribuito a consolidare il ruolo di Milano in Italia e nel mondo”.

La decisione di Boni è stata condannata da tutte le forze politiche, con la sola eccezione della Lega stessa: “Non ho granché da dire, anch’io non sopporto Saviano, quindi…”, ha risposto ai giornalisti Stefano Galli, capogruppo del Carroccio al Pirellone, che ha però fatto capire che è un’iniziativa del presidente e non del partito. Cauto il Pdl: “La decisione della cittadinanza onoraria è del sindaco di Milano e come cortesia istituzionale va rispettata – ha osservato il capogruppo Paolo Valentini -. Ben venga chiunque combatta le mafie, anche se certo non c’è solo Saviano”. La vicepresidente democratica, Sara Valmaggi, è stata più netta e si è subito dissociata dall’annuncio di Boni. “L’Ufficio di presidenza – ha assicurato – non è stato informato della sua presa di posizione. Credo che per Milano debba essere motivo d’orgoglio avere Saviano fra i suoi cittadini”.

La decisione di Boni arriva il giorno dopo il voto negativo della Camera sull’arresto di Nicola Cosentino, chiesto dal tribunale di Napoli per i reati di riciclaggio e corruzione con l’aggravante mafiosa. Il leader della Lega Umberto Bossi si era espresso per la “libertà di coscienza” dei suoi parlamentari, sostenendo che nelle carte dell’accusa non ci fosse “niente”. L’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, al contrario, aveva sostenuto il sì all’arresto. Alla fine, i voti dei leghisti bossiani hanno contribuito a “salvare” il politico accusato di lavorare per i clan di Casal di Principe. I famigerati protagonisti, appunto, del romanzo di Saviano.