I cronisti qui ci passano per recuperare notizie o confidenze dall’assessore di turno. Perché qui la politica lombarda ha l’abitudine di farci pausa. Da Berti, antica osteria in via Algarotti 20, due passi dalla nuova sede della Regione. Sale affrescate, atmosfera ovattata, grandi camini e ombrose verande. Insomma, il meglio. Che però costa. In certi casi fino a 3.000 euro al mese per i pranzi consumati tra una riunione di partito e una seduta del consiglio regionale. Tanto, infatti, vale il conto che si trova a dover saldare Franco Nicoli Cristiani, vice presidente del consiglio regionale, finito in carcere il 30 novembre scorso per aver intascato 100mila euro di tangente. Mazzetta pagata dall’imprenditore Pierluca Locatelli per agevolare la pratica di un terreno nel Cremonese da adibire a discarica di amianto.

Ma se la storia della corruzione è ormai nota, ancora tutta da raccontare la vicenda di quella fattura un po’ troppo sopra il normale. Il particolare, che nulla ha di penalmente rilevante, ma che fotografa alla perfezione il comportamento della politica in riva al Naviglio, emerge dalle informative dei carabinieri di Brescia che intercettano alcune telefonate tra Nicoli Cristiani e Gianni Rossoni, assessore regionale all’Istruzione sul quale promette di fare pressione Luigi Brambilla, uomo di Cl, per favorire gli affari dello stesso Locatelli.

Annotano i carabinieri di Brescia: “L’abitudine di Nicoli Cristiani di pranzare da Berti è ben risaputa dai suoi colleghi politici”. E infatti il 27 ottobre scorso l’assessore Rossoni chiama il collega al telefono. L’idea è quella di pranzare con il vice-presidente del consiglio proprio da Berti. L’assessore ancora non sa che Nicoli ha cambiato abitudine e “che da alcuni giorni abbia iniziato a consumare il pranzo presso il ristorante Limone di via Filzi n. 7”.

Come mai questa scelta? “Io – dice il politico Pdl – non vado più da Berti , ho avuto una discussione antipatica e non vado più”. Quindi spiega: “Mi hanno rifilato un conto di tremila euro, cazzo, dai! In un mese! Io mangio un’insalata e un primo, cazzo, dai!”. Il punto però non sono i soldì né il conto da pagare. “Non sono i tremila euro – conclude Nicoli Cristiani – perché poi io glieli ho fatti pagare lo stesso”. A chi li ha fatti pagare? Alla regione Lombardia, naturalmente.

Sempre da Berti, in passato, lo stesso vicepresidente del Consiglio regionale ha intascato la tangente da centomila euro. La ricostruzione dei carabinieri è precisa e puntuale. E’ il 26 settembre scorso. Alla mattina il dirigente dell’Arpa Giuseppe Rotondaro si è incontrato con Locatelli al casello autostradale di Capriate San Gervaso. Qui intasca la mazzetta. E alla moglie di Locatelli spiega: “Non ci deve essere neanche un’impronta delle mie, perché il pony io faccio”. E ancora: “Lo vedo da Berti tra un’ora, lì al ristorante, la metto sulla macchina dell’autista”

Alle undici Rotondaro rientra su Milano. E poco dopo l’una, la cella del suo cellulare è agganciata a pochi passi da via Algarotti “luogo di incontro con il destinatario della somma consegnata dal Locatelli”.