Lo hanno chiamato “La bestia di Kandahar“: è un drone, cioè quello che tecnicamente si chiama Uav, ovvero Unmanned aerial vehicle. Un aereo senza pilota, insomma, o meglio guidato a distanza. La caratteristica principale della “Bestia” è di essere uno degli Uav più avanzati in dotazione alle forze armate statunitensi: vernice bianca all’esterno, e forma bassa e piatta, che ricorda molto da vicino quella del bombardiere strategico B-2. Con il B-2, la “Bestia” condivide un’altra caratteristica, quella di essere invisibile ai radar, stealth insomma.

Eppure, questo condensato di tecnologia è andato fuori controllo, secondo la versione ufficiale del Pentagono ed è finito nell’ultimo posto dove i generali di Washington avrebbero voluto vederlo. Ovvero in Iran. Non in missione di pattugliamento, ma nelle mani delle forze armate della Repubblica islamica, che ne hanno reclamato l’abbattimento.

La televisione di Stato iraniana ha mostrato le immagini dell’Uav, il cui nome ufficiale, un po’ da saga di Guerre stellari, è Rq-170 Sentinel. Stando alla versione iraniana, peraltro, anche l’abbattimento è stato poco convenzionale. Nessun missile, infatti, ha centrato il drone, ma un reparto di guerra elettronica dell’esercito iraniano sarebbe riuscito a “staccare” l’Rq-170 dal collegamento telematico con il suo centro di controllo, durante una missione nello spazio aereo iraniano. Finora, il Pentagono aveva solo ammesso che un Rq-170 erano stato “perso” durante una missione di volo nell’ovest dell’Afghanistan e nulla più, nonostante l’evidente preoccupazione per uno dei pezzi più pregiati del parco tecnologico militare statunitense.

La brutta notizia, quindi, è triplice. Primo: il super-Uav è stato effettivamente perso ed è caduto nelle mani di un acerrimo nemico. Secondo: l’acerrimo nemico ha quindi accesso a una delle tecnologie di punta dell’arsenale a stelle e strisce e può tentare di copiarla – se ne ha i mezzi – oppure venderla a qualche altro “concorrente” internazionale, più attrezzato tecnicamente. Cina e Russia sono in prima fila. Terzo: se la versione iraniana dovesse essere confermata, il Pentagono si troverebbe di fronte anche al fatto che le capacità di “cyberwarfare” (guerra cibernetica) dell’Iran sono probabilmente molto più sofisticate di quanto non si credesse.

Fin qui sul piano strettamente tecnico e militare. Poi ci sono le rogne politiche. L’Iran dice che l’aereo è stato “abbattuto” mentre volava nello spazio aereo iraniano, dove probabilmente doveva identificare strutture della difesa aerea e possibilmente impianti connessi al controverso programma nucleare iraniano.

Il governo di Teheran ha convocato l’ambasciatore svizzero Livia Leu Agosti – la Svizzera rappresenta anche gli interessi statunitensi, visto che Washington e Teheran non hanno relazioni diplomatiche formali – per protestare contro le “azioni intrusive” e le “provocazioni” degli Usa. All’Onu, l’ambasciatore iraniano ha consegnato una lettera al Segretario generale Ban Ki-Moon per chiedere una condanna ufficiale di quelle che per la Repubblica islamica sono “atti ostili e aggressivi” che si sono intensificati negli ultimi mesi.

Il Sentinel è entrato in servizio nel 2009, ma solo nel 2010 l’Us Air Force ha ammesso la sua esistenza, dopo che voci e articoli sulla stampa specializzata avevano violato il velo di segreto sul suo impiego. Più grande degli altri Uav schierati dal Pentagono, come i famosi Predator – in dotazione anche all’Italia – responsabili di molte incursioni (e vittime civili) oltre la frontiera pakistana, il Sentinel non è equipaggiato per colpire ma è essenzialmente un aereo spia, capace di volare molto in alto e di osservare con telecamere e sensori il terreno sottostante. Un Sentinel è stato usato anche nella sorveglianza del covo di Abbottabad, in Pakistan, dove all’inizio di maggio è stato ucciso Osama bin Laden.

Nel video della televisione iraniana si vedono due ufficiali che esaminano il velivolo, apparentemente quasi intatto, su un piedistallo adornato con slogan anti-statutensi. Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha anche pensato di mandare una squadra di commandos in Iran per distruggere o recuperare il Sentinel, ma alla fine la prudenza avrebbe prevalso: un eventuale fallimento avrebbe reso la situazione ancora più disastrosa di quanto già non sia.

di Joseph Zarlingo