Alla fine non dovrà incatenarsi ai cancelli di Expo. La titolare di Ecoltecnica, fabbrica di smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi confinante con il sito dell’esposizione del 2015, dopo quasi un anno e mezzo di inutili tentativi, è stata ricevuta dal gruppo di lavoro che a palazzo Marino sta ridisegnando il progetto di fattibilità ereditato dalla giunta Moratti con vistosi buchi. Finalmente si prospetta una soluzione per il caso sollevato ad agosto dal fattoquotidiano.it. In via Belgioioso, tra Baranzate e Milano, da trent’anni si smaltiscono, trattano e trasportano scarti industriali e rifiuti ospedalieri. Qui lavorano 45 persone e si fa un’attività di trattamento rifiuti pressoché unica in Lombardia, la prima e sola in Italia ad avere la certificazione Seveso per il trattamento di materiali a rischio incidente rilevante. Tuttavia nessuno tra i promotori della candidatura di Expo nel disegnare il masterplan (che indica il sito di Rho Pero come sede dell’evento) l’aveva considerata.

Dietro questa omissione, l’incredibile errore della precedente giunta, guidata da Letizia Moratti, dettato dalla fretta e dalla necessità di incassare a tutti i costi il sì del Bureau alla candidatura e battere Smirne.

Nella corsa contro il tempo, gli uffici tecnici milanesi hanno così “dimenticato” la fabbrica perché hanno usato vecchi rilievi fotografici non aggiornati dove l’area risultava ancora a verde e non accatastata come area industriale. “Quando ho visto il masterplan sono caduta dalla sedia perché l’area risultava a verde agricolo nonostante la fabbrica sia qui da molti anni e i dati catastali fossero correttamente aggiornati”, ricorda la titolare Adele Marelli. Una superficialità che non prometteva nulla di buono. Infatti il primo progetto su carta di Expo, una volta scoperta l’esistenza dell’impianto, ne prevedeva lo smembramento in due. Da qui, un interminabile carteggio cui Moratti e assessori non hanno mai voluto rispondere, subodorando forse che in ballo – prima di tutto – c’era da riconquistare Milano.

Poi il cambio di passo con l’amministrazione capitanata da Giuliano Pisapia. “Le comunicazioni che prima erano a senso unico si sono presto riavviate con un fitto scambio che ha portato poi agli incontri necessari a individuare una via d’uscita. E questo dialogo è aperto”. Le soluzioni per ora sono state improntate a non stravolgere quanto pianificato ma renderlo compatibile con le attività sul sito di Expo rispetto alle quali la fabbrica chiude la parte perimetrale a est.

Nel progetto originario proprio lungo il muro perimetrale della fabbrica era pianificato il lago artificiale (Lake Arena) che avrebbe ospitato i fuochi d’artificio. Peccato che proprio lì ci siano i grossi silos a rischio esplosivo. Nel nuovo masterplan il lago è spostato fuori portata rispetto al rischio di incendio. La viabilità d’accesso intorno al sito sarà modellata per permettere ai camion ingresso e uscita dallo stabilimento.

Resta da trovare una soluzione per coprire i silos che non sono un bel vedere e sembrano fare il verso al tema della compatibilità ambientale che voleva ispirare la versione italiana dell’esposizione. “Si sta pensando a una qualche copertura ma la cosa importante è chiarire che si tratta di un problema estetico perché la componente di rischio legata alla compresenza tra le due attività quella antropico-espositiva e quella industriale originaria è stata esaminata e risolta”, precisano ora da Ecoltecnica.

Ma non tutto è risolto nell’area Expo. Ancora da dipanare resta la questione del campo rom che sta lì a due passi, su aree che i nomadi divenuti stanziali sostengono di aver comprato dalla famiglia Ronchi a metà degli anni Novanta. Terreni ceduti loro per pochi soldi perché nascondono una montagna di rifiuti contaminanti che sono stati sversati illegalmente per decenni negli anni del boom industriale dalle fabbriche dell’area Nord Milano. Questa partita è ancora tutta aperta.