Un osservatorio sulle morti sul lavoro nato dal basso, senza pretese istituzionali ma con la sicurezza di potere contribuire alla prevenzione degli infortuni in Italia. A crearlo un metalmeccanico in pensione, Carlo Soricelli , che ogni giorno dedica almeno 4 o 5 ore alla ricerca e catalogazione delle morti sul lavoro in tutta la penisola. “Non abbiamo le statistiche Inail, le morti noi le cerchiamo sui giornali e sui siti internet, ma proprio per questo i nostri dati sono sorprendenti, aggiornati in tempo quasi reale, e ci permettono di vedere cose che alle istituzioni stanno sistematicamente  sfuggendo”.

Ad esempio che quest’anno l’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia in termini di morti sul lavoro rispetto alla popolazione (51 morti al 29 novembre 2011, contro i 40 del 2010) , o che le la situazione sta peggiorando, ed entro dicembre le morti bianche in Italia avranno superato quota mille. “Abbiamo presentato un’interrogazione usando i dati dell’Osservatorio di Bologna – spiega Giovanni Favia, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle – e fino ad ora quei numeri non sono mai stati smentiti, ma solo sistematicamente ignorati. Forse perché sconfessano i dati presentati dalla Regione, tra l’altro vecchi di almeno 12 mesi?”

Soricelli, attraverso i suoi corrispondenti che ogni giorno gli segnalano decessi sul lavoro da tutte le province della penisola, è riuscito dal 2008 a mettere in piedi un sito (Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti per infortuni sul lavoro) che riporta alcuni dei risultati del proprio lavoro di ricerca. “Ormai – spiega – riusciamo a non farci sfuggire più nessuna morte bianca, e i nostri dati sono costantemente aggiornati”. A spingere l’anziano metalmeccanico a dedicarsi all’Osservatorio è stata la tragedia della Thyssen Krupp del dicembre 2007, che costò la vita a sette operai, arsi vivi dalle fiamme nate da un incidente di lavorazione nello stabilimento torinese del gruppo.

I dati raccolti dall’Osservatorio di Bologna ribaltano molti dei luoghi comuni in materia di morti sul lavoro, e si scontrano a volte con i dati ufficiali che negli ultimi 12 mesi hanno registrato una diminuzione dei decessi. “Non è così, da gennaio a fine novembre 2011 sono state 617 le persone morte sul lavoro, otto in più dell’anno scorso”. Numeri preoccupanti che per il 31 dicembre faranno abbondantemente superare quota mille.

Proprio quella che l’anno scorso non era stata raggiunta secondo i dati ufficiali Inail.  “Spulciando tutte le notizie su carta e web siamo in grado di mettere in conto anche gli incidenti mortali nell’agricoltura, e vi posso dire che moltissime vittime sono pensionati che continuano a lavorare anche dopo i 60 anni. Incidenti mortali che l’Inail non sempre conteggia tra le morti bianche”. E’ quindi proprio il settore agricolo ad essere il più colpito, e non le fabbriche: “Se contiamo le morti nelle industrie con più di 15 dipendenti scopriremo che sono davvero marginali, merito sopratutto del sindacato”.

“Gli agricoltori – spiega il sito dell’osservatorio  – muoiono per la maggioranza in tarda età, schiacciati da trattori killer, spesso senza protezioni, che si ribaltano. Dall’inizio dell’anno, solo sui campi, sono già 115 i morti provocati da questa autentica bara in movimento. Da soli gli agricoltori schiacciati dal trattore sono il 20% di tutti i morti sul lavoro”.

Dati degni di maggiore attenzione da parte delle Istituzioni – “fino ad oggi nessuno che ci abbia preso in considerazione” – e che indicano come “il 25% di tutti i morti sul lavoro ha più di 60 anni e le vittime in questa fascia d’età sono quasi tutte concentrate in agricoltura e in edilizia”. Proprio l’edilizia paga un pesante tributo in termini di morti bianche. “Gli edili che perdono la vita nei cantieri – continua Soricelli – sono per la maggioranza meridionali e stranieri, e muoiono principalmente cadendo dall’alto per mancanza di protezioni e impalcature a norma. Le vittime lavorano in piccoli e piccolissimi cantieri con pochi dipendenti, che operano in condizioni precarie anche 10/11 ore al giorno.”

Le conclusioni di Soricelli sono quindi controcorrente rispetto ai numeri ufficiali: “La situazione dal 2009 ad oggi sta in realtà peggiorando. A morire sono soprattutto precari e agricoltori con più di 60 anni. Senza contare i militari all’estero e i lavoratori in nero. Quella delle morti sul lavoro – conclude l’ex metalmeccanico – è una verità poco edificante per la classe dirigente italiana. I nostri dati sono qui, che qualcuno li venga ad analizzare e verificare”.