Chi se lo sarebbe aspettato che un giorno sarebbe toccato anche a lui, la maschera più riuscita della politica berlusconiana, un re Silvio meridinionalizzato dalla faccia di Antonio Albanese, entrare davvero nelle stanze del potere. Non direttamente, ovvio, perché l’uomo è un attore, e con la maschera di Cetto La Qualunque ha raccontato meglio di chiunque altro una classe dirigente che oggi si chiama spread quota 530.

Non preoccupatevi, il professor Mario Monti non lo ha fatto ministro, gli ha solo giocato un piccolo scherzo: ha nominato al dicastero dello Sport e del Turismo, senza portafoglio, suo suocero, Piero Gnudi, il padre di Maddalena, la compagna di Cetto, pardon, Albanese, e nonno di suo figlio.

Un gioco del destino, ma neppure tanto. Piero Gnudi, bolognese fino alla punta dei capelli, almeno quanto da sempre è democristiano, le stanze del potere le gironzola da un bel pezzo. E’ stato in almeno un centinaio di consigli d’amministrazione.

E’ il miglior amico di Romano Prodi, da sempre suo compagno di bicicletta. E’ politicamente vicino a Pierferdinando Casini, ammesso e non concesso che sia mai stato troppo vicino o troppo lontano da qualcuno che conta. E’ appunto il suocero di Cetto La Qualunque, sua figlia Maddalena e Antonio Albanese, hanno un bambino, Leonardo, nato in marzo, vivono a Milano dopo che Albanese ha scoperto che la Bologna ex rossa in cui si era trasferito non è più intrigante del carrello dei bolliti freddo. Maddalena comunque lavora sotto le Due Torri nello studio da commercialista del padre.

In via Castiglione, dove Gnudi ha l’ufficio, passa non solo la città, ma l’Italia del potere economico. Chissà se sapeva del retroterra chi ha scritto sul muro slogan anti Casini.

Piero Gnudi comunque ha solo amici. In tutto l’arco costituzionale e forse oltre. Ha navigato prima di Berlusconi, con Berlusconi, con Prodi, persino nelle acque basse di D’Alema e Amato. E’ in buoni rapporti pure con Carlo De Benedetti, anche se negli anni Ottanta il commercialista bolognese guidava la cordata locale che si opponeva all’acquisto da parte dell’Ingegnere del Credito Romagnolo, antica banca cattolica. Vinse De Benedetti: ora il Rolo non esiste più, venduto, l’Ingegnere arrivato come «imprenditore illuminato» ha mollato la Bologna della finanza e pure dell’industria (Sasib) e soci allora rampanti del vincitori come Giorgio Seragnoli si sono afflosciati pure loro.

Nel 1995, regnante il trio Berlusconi-Casini-Fini, Gnudi è stato nominato consigliere economico del ministro dell’Industria. Dal 1994 era già entrato nel Cda dell’Iri, fu l’uomo della privatizzazioni quando arrivò Prodi, presidente ed amministratore delegato nel 1999 (D’Alema) e presidente del comitato dei liquidatori nel 2002 (Berlusconi 2).

E’ stato presidente di Iri, Enel, le partecipazioni statali mascherate via via da private. E’nell’Aspen Institute, lobby internazionale, è o è statao in Unicredito italiano, Astaldi, Enichem, Stet, Merloni, Ferrè, Beghelli, Irce, Ferrero, Marino Golinelli, pure Dalmazia Trieste srl.

Politicamente non ha mai stimato troppo i prodiani, nemmeno Arturo Parisi, considerandoli – come un altro che ben conosce l’ex premier, Gad Lerner – delle personalità con poca personalità, dunque pericolose. Ha sostenuto senza apparire nel 1999 Giorgio Guazzaloca che battè la candidata a sindaco della sinistra, fra sospetti a Prodi e i suoi amici.

Unica bega pubblica è quando veniva confuso agli inizi degli Anni Novanta con un omonimo, sgangherato presidente del Bologna Calcio in crisi nera. Le foto dei due Gnudi veniva periodicamente scambiate dai giornali. Uomo della Dc di potere, ha sempre sostenuto una dc del rinnovamento, fin dagli Anni Settanta, quando con Prodi e Nino Andreatta era nel bolognese Club 2000. Come ciclista è un ottimo scalatore, senza rischiare nemmeno sui pendii stradali.

Nel gruppo di ciclisti che pedala con Romano Prodi sono quasi tutti presidenti. Ora c’è anche un ministro. Nonché suocero di Cetto La Qualunque. Mica scherzi.