Fa discutere la campagna di raccolta punti rivolta da Parmalat alle scuole per promuovere la vendita di confezioni di latte in cambio di pc, stampanti e scanner. E una delle scuole che aveva aderito per prima all’iniziativa, all’indomani della polemica, decide di fare un passo indietro. Il vicario del circolo didattico Sampierdarena 1, Enrica Orengo, annuncia infatti la decisione di interrompere l’operazione: “Considerando che la decisione del consiglio, che era stata presa in assoluta buona fede, potrebbe essere interpretata come l’adesione a una campagna commerciale per pubblicizzare il prodotto di una determinata società, la revocheremo e restituiremo ai genitori i punti finora raccolti”. Ma al tempo stesso difende l’operato dei colleghi, alle prese con fondi sempre più risicati: “Certo è che ogni giorno dobbiamo fare fronte alla mancanza di risorse. Non abbiamo fondi sufficienti per reperire materiali didattici, tra cui, ad esempio, le stampanti.  Un grave problema, considerando che nelle nostre scuole ci sono 800 alunni”.

La posizione ufficiale della scuola è legata, probabilmente, anche ai toni della lettera ai genitori usati da Marilisa Serra, la maestra che si era incaricata di raccolgiere i punti: “Ogni classe dovrà raccogliere 200 punti”, si legge infatti nella comunicazione inviata il 3 ottobre scorso a casa delle famiglie della scuola Mazzini. Oggi l’insegnante fuga eventuali equivoci: “Ho scoperto che c’era questa campagna Parmalat in un ipermercato. Nessun impiegato di quella azienda mi ha mai contattato. È stata una iniziativa del tutto personale che ho poi sottoposto al consiglio. A ottobre è iniziata la raccolta dei punti vera e propria: finora ne avevamo raccolti 400”.

E c’è chi difedende a spada tratta l’operazione. Mara Carocci era dirigente scolastico reggente del circolo didattico quando, a maggio, il consiglio deliberò l’adesione all’iniziativa Parmalat: “La decisione è stata concordata con i rappresentanti dei docenti e dei genitori per far fronte ai tagli di risorse senza oneri per le famiglie. L’idea era quella di utilizzare i punti Parmalat che quotidianamente i singoli nuclei famigliari raccolgono sul territorio per l’acquisto di quattro stampanti, una per ogni scuola elementare. Sono consapevole che forse questa iniziativa andava comunicata ai genitori degli alunni in modo diverso, per non incorrere in equivoci. Non volevamo certo promuovere i prodotti di un’azienda, anche se i singoli istituti possono decidere in piena autonomia di aderire a eventuali campagne di marketing di natura commerciale, sempre che non si ravvisino problemi di carattere etico”.