Sono 21.000 i bambini che ogni anno muoiono di malattie che sarebbero curabili o quantomeno prevenibili. Ad ucciderli infatti non sono virus o batteri, ma la povertà. E per dire basta a questa mattanza che l’Unicef ha lanciato la sua nuova campagna di mobilitazione dal titolo “Vogliamo Zero”.

In una conferenza a Roma il direttore generale dell’agenzia dell’Onu Anthony Lake insieme al presidente italiano Vincenzo Spadafora (e ai testimonial Lino Banfi e Alberto Angela) hanno illustrato i contenuti dell’iniziativa al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Le 21 mila morti che ancora si verificano oggi si possono evitare e rappresentano un obiettivo del lavoro dell’Unicef; Su quelle morti va posta la parola fine, “sono morti inaccettabili perché si tratta di malattie che si possono prevenire o curare con pochi centesimi. La mortalità infantile è figlia diretta della povertà, la gran parte di morti avvengono nei paesi più poveri”, ha detto Lake.

Ho deciso di aderire alla campagna ha spiegato Alberto Angela – perché avendo viaggiato molto nei paesi in via di sviluppo, conosco quelle realtà fatte di estrema povertà. Quando si lì si percepisce che la soluzione è a portata di mano, ma c’è poca visibilità. Per questo, se può servire metto a disposizione la mia credibilità. Mi sento un po’ come un traghettatore che va da una sponda all’altra. Davvero basta poco per salvare la vita di tanti bambini”.

Nonostante la cifra di queste morti bianche rimanga impressionante, il numero dei decessi è diminuito rispetto a venti anni fa, passando da oltre 12 milioni nel 1990 a 7,6 milioni nel 2010. Dati contenuti nell’ultimo rapporto Unicef che mostrano come rispetto al 1990, sopravvivano circa 12.000 piccoli in più ogni giorno.

Le notizie migliori arrivano dall’Africa sub-sahariana, la regione dove a livello mondiale questa piaga è più presente. Qui la diminuzione della mortalità infantile è raddoppiata: dall’1,2 per cento l’anno nel periodo 1990-2.000 al 2,4 nel decennio successivo. “Questa notizia dimostra che possiamo realizzare dei progressi anche nei luoghi più poveri”, ha detto Lake che ha sottolineato come “concentrare maggiori investimenti sulle comunità più svantaggiate aiuterà a salvare più vite, in modo più rapido e economico”.

Tra il 1990 e il 2010, il tasso di mortalità sotto i 5 anni è diminuito di oltre un terzo, da 88 decessi ogni mille nati vivi a 57. Purtroppo, questo tasso di progresso è ancora insufficiente a raggiungere il 4° Obiettivo di Sviluppo del Millennio, che prevede una riduzione di due terzi del tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni entro il 2015. “La riduzione della mortalità infantile è legata a molti fattori, in particolare ad un maggiore accesso ai servizi sanitari in tutto il periodo neonatale. Così come la prevenzione e la cura delle malattie infantili, una migliore nutrizione, la copertura vaccinale, l’acqua e i servizi igienico-sanitari”, ha detto Margaret Chan, Direttore generale dell’Oms. “Questa è la prova che investire nella salute dei bambini è denaro ben speso, e un segno che abbiamo bisogno di accelerare gli investimenti nei prossimi anni”. Nel 2010 circa la metà dei decessi dei bambini sotto i cinque anni in tutto il mondo si è verificato in soli cinque paesi: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Cina.

Alcuni dei più importanti miglioramenti riguardano i paesi in cui i bambini sono più vulnerabili. Un esempio è il Niger, dove nel 1990 il tasso di mortalità infantile era di 311 ogni mille nati vivi; nel 2010 è sceso a 143. Nel 2010 il Niger è stato uno dei cinque paesi che ha ottenuto i migliori risultati in termini di riduzione assoluta dei tassi di mortalità infantile sotto i 5 anni, insieme al Malawi, alla Liberia, a Timor-Est e alla Sierra Leone.

di Emanuele Perugini