Le “larghe intese” non passeranno. La maggioranza di centrodestra fa muro contro la proposta di Beppe Pisanu, senatore del Pdl, presidente della Commissione parlamentare antimafia e a suo tempo uno dei fondatori di Forza Italia. In un’intervista a Repubblica pubblicata oggi, Pisanu afferma che nel ciclone della crisi economica “da sola questa maggioranza non è più in grado di evitare il tracollo e riaprire la via dello sviluppo”. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi “è una parte del gigantesco problema che il Paese ha davanti”. Da qui il suggerimento di un governo sostenuto “da un patto di fine legislatura” guidato da una figura dotata di “credito internazionale”.

Nell’intervista, l’ex ministro dell’Interno delinea un quadro nerissimo della situazione nazionale, dove “la casa brucia, anzi è già bruciata”. Bisogna agire in fretta perché “siamo nell’occhio del ciclone e in giro cominciano a guardarci male, come non era mai avvenuto. Siamo diventati, direbbe Montale, ‘l’anello che più non tiene”, quello che, cedendo, può spezzare la catena dell’Euro e dell’Ue. Su questo avverto silenzi e sottovalutazioni preoccupanti”. In conclusione, un sinistro vaticinio politico: “Non vorrei che in questo autunno pieno di insidie l’idea del patto unitario si imponesse brutalmente sotto la sferza dei mercati, delle istituzioni internazionali o, peggio, delle piazze in rivolta”.

Parole che trovano favorevoli diversi esponenti di Pd, Idv, Udc e Api (compreso l’assessore milanese Bruno Tabacci), ma scatenano le reazioni dei colleghi di partito dello stesso Pisanu, a cominciare da quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo il quale l’analisi è “ingiusta”, perché “il problema non è quello di rimuovere i governo, ma di affrontare la manovra”. Premiando i carabinieri che hanno arrestato il vandalo di piazza Navona a Roma, aggiunge. “C’è veramente chi pensa che la crisi economica dipenda da Berlusconi? O non è, al contrario, questo governo la speranza di uscirne fuori”. E il collega degli Esteri Franco Frattini chiarisce: “La guida del governo è in mano a Berlusconi perché lui ha vinto le elezioni e quindi alternative, salvo le elezioni, non ve ne sono”.

Diverse repliche premono sul fatto che Berlusconi è stato eletto dal popolo e non può essere rovesciato fuori dalla competizione elettorale. E’ la linea del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, che giudica “irricevibile” la proposta di Pisanu: “Non si capisce per quale ragione si dovrebbe accettare la logica di manovre di palazzo volte a scavalcare il pronunciamento del popolo sovrano”. Con sottofondo complottista: “E’ comprensibile e perfino ovvio”, continua Capezzone, “che settori dell’establishment e della stampa più ostile al governo vogliano spazzare via la maggioranza e ferire a morte il Pdl”.

Curiosa l’affermazione di un altro pidiellino, Mario Landolfi, provenienza An. Secondo il quale la strada indicata dal presidente dell’Antimafia “è semplicemente impraticabile perché non tiene conto che la presenza di Silvio Berlusconi nell’agone politico ha modificato la Costituzione materiale, rendendo la volontà degli elettori la prima fonte di legittimazione dei governi”. Evidente il timore che si applichi la Costituzione di carta, quella vera, che invece prevede la possibilità che un governo possa essere sostituito nel corso della legislatura, in determinate condizioni.

In nessuna delle numerose dichiarazioni profuse dagli esponenti dal Pdl (la Lega al Nord è al momento silente) si fa cenno alle grandi difficoltà incontrate dalla maggioranza nel proporre la manovra correttiva, resa necessaria proprio dalla crisi, montata e rismontata più volte dopo il decreto approvato dal governo Berlusconi alla viglia di Ferragosto.