Alle undici di sera, sulle macerie di un’altra giornata tutta da dimenticare sul fronte della manovra, Silvio Berlusconi ha chiamato il Colle per “spiegare” a Giorgio Napolitano cosa stava realmente accadendo nelle stanze del governo e del ministero dell’Economia e raccontare del tentativo ultimo fatto da Giulio Tremonti con Umberto Bossi per cercare di strappargli un via libera all’innalzamento dell’età pensionabile. Un tentativo andato a vuoto. Per l’ennesima volta.  Berlusconi al telefono si sarebbe mostrato costernato con il Capo dello Stato per il fallimento della trattativa con Bossi. A Napolitano, il premier ha detto di non avere altre possibilità se non quella di mandare avanti l’attuale decreto “perché l’Europa – queste le parole del Cavaliere – ci chiede un segnale subito; giovedì si riunisce il consiglio direttivo della Bce e non possiamo arrivare a quell’appuntamento  a mani vuote. La manovra dovrà essere già passata almeno in un ramo del Parlamento”.

Napolitano (che aveva chiesto poche ore prima un intervento piu incisivo direttamente al Senato) avrebbe capito la fragilità di questa maggioranza anche in vista di un possibile (e sempre piu inevitabile) doppio voto di fiducia, decidendo di non infierire, ma strappando a Berlusconi un promessa: dopo l’approvazione definitivo del decreto, le correzioni che sono rimaste fuori dall’articolato a causa dei veti incrociati e delle resistenze interne all’esecutivo dovranno trovare un nuovo momento di intervento. Insomma, si va verso una ‘manovra quater’ già a metà ottobre.

Soprattutto, si tratterà di trovare delle misure robuste per far fronte a quelle entrate che si è già messo in conto non potranno arrivare in alcun modo dalla lotta all’evasione. Ovviamente, la parola più ricorrente ieri notte nelle stanze di Palazzo Chigi è stata “Iva”; la ricalibrazione delle aliquote e l’innalzamento di un punto percentuale di quel 20%. Berlusconi, ancora una volta, ha detto ‘no’ all’ipotesi di una patrimoniale, ma il rischio che Napolitano gli ha esposto è che le montagne russe della borsa finiscano per logorare ulteriormente non solo i nostri conti, ma anche la credibilità internazionale del Paese, arrivando ovviamente a travolgere il governo e la maggioranza che lo sostiene. Dunque, la situazione è delicata, basata su un equilibrio fragile. Un’emergenza chiarissima agli occhi del Capo dello Stato che, tuttavia, Belusconi insiste nel non voler vedere in profondità.