“Cancellate le norme sullo Stato di polizia fiscale”, titola oggi Il Giornale che si felicita del fatto che il pacchetto anti-evasione della manovra economica nel suo cammino in commissione Bilancio abbia perso alcuni importanti pezzi, come la pubblicazione su Internet delle dichiarazioni dei redditi.

Con il primo sì alla Finanziaria, i contribuenti non dovranno più annettere alla propria dichiarazione gli estremi dei conti correnti bancari e dei rapporti con gli operatori finanziari, ma soprattutto i comuni non potranno più mettere in Rete l’Irpef dichiarata dai propri cittadini. Secondo l’emendamento varato dalla maggioranza, le amministrazioni locali potranno solo diffondere i dati relativi alle categorie. Non ci sarà quindi l’annunciata stretta contro i reati fiscali. Secondo la maggioranza, a differenza di quanto precedentemente annunciato, questa norma da una parte non rappresenterebbe uno spauracchio sufficiente per dissuadere gli evasori, dall’altra probabilmente sarebbe stata bocciata dalle leggi che proteggono la privacy.

Resta il carcere per i grandi evasori, ma anche in questo caso un emendamento va ad addolcire la portata dell’articolo: la normativa infatti non sarà retroattiva.

Nonostante il pacchetto di misure per combattere chi inganna il Fisco esca fortemente ridimensionato dal passaggio in commissione, da via XX Settembre assicurano che l’efficacia delle norme resta salda.

Non la pensa così il Sole 24 Ore che nelle sue pagine assegna dei voti ai vari capitoli della manovra d’agosto. E la parte che riguarda il fisco si becca l’insufficienza con un un cinque in pagella. “Gli emendamenti anti-evasione sarebbero condannati ai corsi di recupero, se solo esistessero”, scrive il quotidiano della Confindustria.

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