In Parlamento la manovra finanziaria sarà corretta “con la scure e non con il bisturi”. E se a dirlo non è un leader dell’opposizione ma un sottosegretario alla Difesa, il “frondista” del Pdl Guido Crosetto, significa che dalle Camere potrebbero uscire provvedimenti molto diversi da quelli scritti nel decreto approvato il 13 agosto dal consiglio dei ministri.

E così, in attesa del debutto della manovra in Senato il 22 agosto, si assiste al “borsino” dei provvedimenti alternativi, che di giorno in giorno acquistano o perdono quota. I temi più caldi sono, al momento, i tagli ai costi della politica, la caccia agli evasori in alternativa al salasso sui soliti noti, ma anche un ulteriore intervento al rialzo sull’età pensionabile, l’aumento dell’Iva e, come possibile sollievo, la restituzione graduale del Tfr in busta paga. L’ipotesi di un nuovo scudo fiscale è in ribasso dopo la raffica di smentite di ieri, mentre Pd e Idv continuano a sostenere la fattibilità di un prelievo bis sui capitali regolarizzati con lo scudo del 2009-2010.

In un’intervista al settimanale A anticipata oggi dalle agenzie, Crosetto dà la misura del malcontento che alligna nel centrodestra, con un attacco feroce al ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “”La Costituzione è chiara. O un ministro lascia di sua volontà o il premier può solo assistere impotente: mica può far cadere il governo per liberarsi di Tremonti. Può solo aspettare che le Camere correggano la manovra”. L’eterno superministro economico di Silvio Berlusconi, dice ancora Crosetto, “non è più in grado di tenere il timone”.

E’ ancora il sottosegretrario Crosetto a porre brutalmente la questione pensioni, questa volta in un’intervista a La Stampa: “Io sarei molto drastico, senza scalini o scaloni: innalzamento immediato dell’età media, dai 58 anni attuali a standard europei, 63 anni”. In mattinata è arrivato lo stop Roberto Calderoli: Non c’è ”alcuna apertura” sulle pensioni, che “stanno bene come stanno”. I rumours della politica romana attualmente sparpagliata tra le varie località di villeggiatura dicono però che il fronte favorevole all’intervento si sta “ampliando”.

Anche il sindaco di Verona Flavio Tosi, figura molto ascoltata nella Lega, dice senza mezzi termini che “imposta patrimoniale e tassa sui capitali rientrati con lo scudo fiscale sono senz’altro meglio dei tagli a comuni e regioni o dell’aumento dell’età pensionabile”. Tosi non si ferma alla politica fiscale: “Bossi conosce benissimo cosa vuole la nostra gente. Berlusconi, invece, non l’ha ancora capito e la Lega non può farsi massacrare per cercare continuamente la mediazione”.

A questo proposito, Pd e Idv chiudono la porta allo scudo bis e controbattono con una nuova imposizione sui capitali già sanati nel 2009-2010, idea ribadita ieri dal segretario democratico Pierluigi Bersani. Ma le pressioni perché il governo colpisca evasori, criminali e “furbi” in genere monta anche fuori dal Palazzo. “Sono impressionanti le cifre dell’evasione fiscale” in Italia, ha osservato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervenuto a Radio Anch’io. “Eleviamo un richiamo etico e spirituale”, ha proseguito, perchè anche il dovere” di pagare le tasse “possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte”.

Il centrosinistra sembra avere l’appoggio di Fli. Intervistato da SkyTg24, Italo Bocchino afferma che si devono andare “a prendere i soldi dove sono davvero: dall’evasione fiscale. Si lasciano indisturbati gli evasori che portano via 140 miliardi l’anno di ricchezza dalle casse dello Stato. Né si prendono i soldi dalla corruzione, che secondo la Corte dei Conti ci costa 70 miliardi di euro all’anno. La verità è che non si prendono i soldi dagli evasori e dai corruttori e si chiedono a coloro che sono già tartassati”.

La questione è solevata da diverse associazioni di categoria, nel tentativo di dirottare sull’economia sommersa i riflettori del fisco. Il giro d’affari in nero del turismo in Italia nel 2011, stimano per esempio Assoedilizia e il centro studi Cescat, supera i 36 miliardi di euro tra scontrini non emessi, Iva non dichiarata, imposte sul reddito evase. Il mancato introito per le casse dello Stato “è pari a 13,5 miliardi di euro, poco meno di un terzo della manovra lacrime e sangue che il governo si accinge a varare”, sottolinea l’associazione dei proprietari immobiliari.

Un altro punto in discusisone riguarda il Trattamento di fine rapporto. L’ipotesi evocata dal leader leghista Umberto Bossi prevede che il fondo sia spalmato mese per mese nella busta paga dei lavoratori, in modo da rimpolpare gli stipendi e favorire i consumi. Un provvedimento complesso, che lascia perplessi anche i sindacati. Sul quale, comunque, al momento la discussione langue.

Sui costi della politica, Walter Veltroni ripropone il dimezzamento del numero dei parlamentari (attualmente 630 alla Camera e 315 al Senato, più i senatori a vita), non solo per risparmiare, ma anche “per ridare capacità di velocità e di decisione alla democrazia”. Non si contano, intanto, le rivolte degli enti locali, dai piccoli destinati a essere cancellati dalla carta geografica ai grandi che temono tagli milionari ai lbuidget di spesa. La protesta spesso assume tinte forti e stravaganti, come le “minacce” di passare alla Francia o alla Svizzera. L’iniziativa più recente è quella del Comune di Marsaglia, in provincia di Cuneo, che ha affisso sui muri del paese il proprio necrlogio.

Diverse manifestazioni di protesta sono già state indette da qui a fine mese. L’Associazione nazionale dei piccoli comuni “marcerà su Roma” il 26 agosto. Promette una dura battaglia di sopravvivenza anche la Provincia di Crotone, la prima nella storia d’Italia a rischiare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Non ha vita facile neppure la soppressione di fatto delle festività civili, contro la quale la Cgil ha cominciato a raccogliere firme per salvare “la memoria” del Paese.

Si registrano inoltre le proposte dei singoli parlamentari. Come quella di vendere a cinesi o agli indiani la portaerei Cavour, “di cui potremmo agevolmente fare a meno”, avanzata da Santo Versace del Pdl. Il ricavo potrebbe essere di circa 2 miliardi di euro, una bella cifra se rapportata al “contributo di solidarietà, che vale 3,8 miliardi di euro”.

Il primo a formalizzare un vero e proprio emendamento alla manovra è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, che ha trasmesso al collega Gianni Letta un testo che chiede l’esenzione dal contributo di solidarietà dei contribuenti con tre o più figli e un reddito inferiore ai 150.000 euro, un’aliquota ridotta al 5% per i redditi superiori. Per non intaccare il saldo finale, Giovanardi propone di abbassare la soglia del prelievo a 80.000 euro per chi non ha figli a carico.