Sarà un autunno caldo, anzi caldissimo, quello dei comuni italiani, che si propongono di “richiamare la massima attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni, dei partiti e delle organizzazioni sociali ed economiche del nostro Paese, sulla pesante e grave situazione economico-finanziaria, ma anche istituzionale in cui versano tutti i Comuni“. Questa è infatti la motivazione alla base delle due iniziative di mobilitazione dei sindaci e delle amministrazioni comunali del Nord e del Centro Italia che l’Anci (Associazione dei Comuni italiani) ha deciso di organizzare nel mese di settembre. Il primo appuntamento è previsto a Venezia il 14 settembre, dove sono stati chiamati a raccolta gli amministratori di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Liguria e delle province autonome di Trento e Bolzano.

Seguirà il 23 settembre, la manifestazione di Perugia, a cui sono stati chiamati a partecipare amministratori di Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise. “Questa iniziativa – si legge in una nota
diffusa dall’Anci stessa – si è resa necessaria alla luce di scelte di politica economica che mettono ai margini le Autonomie Locali su decisioni strategiche e contingenti, che vengono assunte in totale spregio e violazione anche di norme costituzionali, a partire dall’articolo 114, che proclama il pari ruolo istituzionale di Comuni, Province, Regioni e Stato”.

A metterci il carico da novanta ci ha pensato nei giorni scorsi il sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana (che è anche presidente di Anci Lombardia). Il borgomastro della città simbolo del Carroccio
non ha mai risparmiato critiche alla gestione del rapporto Stato-Comuni e di fronte all’ennesimo taglio nei trasferimenti alle casse della sua città, ha risposto con una provocazione, dichiarando al quotidiano la Provincia di Varese di voler fare causa allo Stato. “La Finanziaria 2010 ci ha chiesto tagli agli assessori (passati da 10 a 9), ai consiglieri (da 40 a 32), alle loro indennità e agli stipendi degli assessori – ha detto il primo cittadino varesino -. In totale abbiamo risparmiato 50 mila euro, peccato che lo Stato abbia quantificato il mancato trasferimento in 600 mila euro. Chiederemo accertamenti, i conti non possono essere giusti e non posso permettermi di regalare altri soldi allo Stato”. E poi è andato all’affondo: “Se si va avanti così sono pronto a fare causa allo Stato”. E, per quanto provocatoria, la posizione di Fontana non è da considerare una sparata in stile bossiano. Tutt’altro. Visto anche il ruolo che ricopre in seno all’associazione dei comuni lombardi, è plausibile che in questa crociata anti crisi riesca a
coinvolgere altri sindaci. Sono infatti tempi duri per i bilanci delle amministrazioni locali, chiamate a sacrifici che spesso vanno ad incidere sulla qualità e sulla quantità dei servizi offerti ai
cittadini.

Fontana, proprio oggi, è tornato all’attacco, chiedendosi perché i comuni non siano stati convocati al tavolo istituzionale indetto per affrontare il tema della crisi economica: “Ci saremmo aspettati di
essere chiamati a partecipare alla discussione, come avevamo chiesto – ha dichiarato Fontana -. I Comuni restano i principali investitori istituzionali del territorio, e il sistema degli enti locali più di
tutti ha contribuito al risanamento dei conti pubblici. E invece al tavolo siede solo il governo”. E sono proprio gli effetti della crisi a preoccupare il sindaco leghista, in aperta polemica con il Governo: “In questi anni nonostante i tagli i Comuni hanno assicurato alle fasce più deboli della popolazione il sostegno necessario in questo periodo di crisi, e continuano portare lavoro sul territorio nonostante un patto di stabilità che ha fatto calare del 30% gli investimenti. La giusta e comprensibile protesta di questi giorni contro gli eccessivi costi della politica non tocca i Comuni che da tempo hanno ridotto
consiglieri e assessori e hanno tagliato le già basse indennità dei Sindaci”.

Attilio Fontana ha poi rimarcato il ruolo dei Comuni nel sostegno delle persone in difficoltà. “Le manovre di questi anni scaricano proprio sui Comuni un peso insostenibile. Ma nonostante tutto questo
non siamo considerati interlocutori degni di sedersi al tavolo che discute del futuro del Paese: questo lo ritengo inaccettabile e in contrasto con gli sforzi per arrivare al federalismo. Non vorrei –
conclude Fontana – che senza di noi da questa cucina uscisse la solita ricetta: penalizzare i Comuni per salvaguardare gli altri centri di spesa”.

di Alessandro Madron