E’ un Vasco Rossi che si presenta come un amico fragile quello che scrive da Facebook a migliaia di fan. Si spoglia davanti al computer, come se fosse su un palco con l’esplosione di sempre, e chissà quanta voglia ha di tornare a ruggire davanti a centinaia di migliaia di persone.

Ma che il Blasco faccia fatica, si legge tra le righe. Fatica a promettere di tornare molto presto, perché non lo sa neanche lui quando potrà farlo. Fatica a stare lontano dalle persone che gli vogliono bene, il pubblico soprattutto. Fatica a combattere la sua battaglia che, oltre a un quadro clinico complesso, è anche e soprattutto una lotta contro quella che patologia che si chiama male oscuro e che la scienza traduce nella parola depressione.

Uno choc per le persone che lo seguono passo passo, giorno dopo giorno, che lo aspettano con un biglietto alla mano in qualche stadio, ovunque. “Assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro, studiato da una equipe di medici, che mi mantiene in questo equilibrio accettabile”, scrive la rockstar di Zocca, appennino modenese, da un computer dove si è ripreso con la webcam.

“L’equipe è composta da: il dottor Gatti, mio medico di base con velleità da cantautore, il dottor Giancarlo Boncompagni, primario del reparto psichiatrico dell’ospedale sant’Orsola di Bologna, il dottor Lucio Loreto, specializzato in omeopatia e milanista, il dottor Beppe Monetti, radiologo, primario della clinica Nigrisoli di Bologna sempre abbronzato , il dottor Giorgio D’alessandro fisiatra e psicoterapeuta, esperto in agopuntura, massaggio neuromuscolare e ayurvedico specializzato nella terapia del dolore (oltre che campione del mondo di “Sambo” una specie di lotta libera). A questi si è aggiunto il dottor Paolo Guelfi direttore sanitario della clinica privata VillAlba, splendida persona oltre che serio professionista”.

“Punto di riferimento”, scrive ancora Vasco, “responsabile della gestione e la coordinazione generale, anche nelle situazioni particolarmente serie e complicate, è del professor Mario Mastrorilli, chirurgo toracico, medico di grande esperienza, professionista serio e scrupoloso, con una competenza  grande quasi come la sua anima. (trascorre ogni anno qualche mese in africa per curare gratuitamente bambini). Se sono vivo lo devo a loro e a tutta questa valanga di chimica che assumo. NON avrei superato tutte le consapevolezze, le sofferenze e la profonda depressione nella quale ero sprofondato nel 2001″.

Ecco, chi ancora non avesse capito perché Vasco Rossi è diventato il Blasco, l’unico a dominare uno stadio da centomila persone, anche tre sere di seguito, legga queste righe. C’è la spiegazione di un successo unico e tutto suo: l’onestà intellettuale, la riconoscenza, la forza d’animo. E’ questo Vasco Rossi, è anche e soprattutto per questo che la gente gli vuole bene come se fosse uno di casa, un amico fragile, come il titolo di quella canzone di Fabrizio De André che proprio Vasco ha reinterpretato e reso ancora più struggente.