Gli Stati Uniti perdono per laprima volta nella loro storia il rating di tripla A: a non considerare più i titoli di stato americani fra i più sicuri investimenti al mondo è Standard & Poor’s con una mossa senza precedenti arrivata dopo ore di braccio di ferro con il Tesoro. Il Dipartimento guidato da Timothy Geithner ha ricevuto la bozza della decisione dell’agenzia di rating venerdì alle 13.30, ore 19.30 italaine. E l’esame, che si protratto per ore con la risposta che è stata inviata alle 16.00 (ore 22.00 italiane), si è tradotto in un’accusa: S&P ha commesso un errore da 2.000 miliardi di dollari. L’agenzia ha ritardato la diffusione del comunicato che poi è stato reso pubblico dopo le 20.00, ore 2.00 italiane.

L’amministrazione Obama ha attaccato gli analisti dell’agenzia, sostenendo di aver trovato un errore da 2 mila miliardi di dollari nei calcoli (secondo fonti a Washington, i funzionari del Tesoro hanno scoperto che l’agenzia di rating valuta le spese discrezionali del governo di 2mila miliardi di dollari superiori alla realtà). Rabbia, dunque, mista a sgomento all’interno dell’amministrazione Obama che adesso si trova con il triste primato di essere il primo governo nella storia statunitense che ha visto un abbassamento del giudizio di rating sul debito del Paese (una decisione che puo’ minare ancor piu’ la fiducia degli investitori). “Una sentenza viziata da un errore da 2mila miliardi di dollari parla da sè”, ha tagliato corto un portavoce del Tesoro. Anche questo botta-e-risposta segna una prima volta nei rapporti con Standard & Poor: non c’era mai dato che l’amministrazione criticasse apertamente la sua capacità di comprensione del sistema politico statunitense. Il Tesoro Usa ha discusso per tutto il pomeriggio di venerdì con gli uomini di S&P tentando di convincerli che le prospettive del debito sovrano siano migliori di quanto appaiano a prima vista, ma non sono riusciti nell’intento. In sostanza l’agenzia ritiene che i tagli approvati da Washington per elevare il tetto del suo debito non siano stati sufficientemente severi. Una dura critica, dunque, tanto al Congresso, che all’amministrazione Obama. La Casa Bianca può ribattere che si tratta dell‘unica agenzia di rating che ha adottato un passo tanto drastico: dopo l’annuncio dell’accordo, all’inizio della settimana, tanto Moody’s che Fitch decisero infatti di mantenere la categoria AAA per gli Usa; ma anche se si tratta di una sola agenzia, il danno psicologico e l’effetto sui mercati sarà probabilmente inevitabile.

Il taglio del rating delle ripercussioni potrebbe averle aumentando la mancanza di fiducia nel sistema politico e causando il downgrade di aziende e stati, per i quali i costi di finanziamento potrebbero salire. La maggiore preoccupazione è verificare se la decisione avrà un impatto sull’appetito degli investitori esteri per il debito americano. Nel 1945 i creditori esteri detenevano solo l’1% del debito americano, ora ne controllano il 46%.

La prima conseguenza è arrivata da Pechino. “La Cina, il più grande creditore dell’unica superpotenza mondiale, ha tutto il diritto – si legge in un durissimo commento diffuso dall’agenzia Nuova Cina – di chiedere oggi agli Stati Uniti la soluzione dei problemi di debito strutturali e garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in dollari”.

Attacco ancora più duro è arrivato dall’agenzia ufficiale di Pechino, Xinhua: “I giorni in cui uno Zio Sam carico di debiti poteva tranquillamente sperperare prestiti illimitati ottenuti all’estero sembrano essere finiti”.  Nella nota si ricorda come “il Tesoro degli Stati Uniti abbia subito contestato questo downgrade senza precedenti”, ma – si aggiunge – “al dì fuori degli Stati Uniti molti ritengono che il taglio di rating sia un conto da tempo atteso che l’America deve pagare per la crescita del debito e per le miopi dispute politiche a Washington”. Pechino ricorda come “Dagong Global, una giovane agenzia di valutazione cinese, abbia già tagliato le obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti alla fine dell’anno scorso, ma la sua mossa è stata accolta arroganza e cinismo da parte di alcuni commentatori occidentali. Ora – aggiunge la Xinhua – S&P ha dimostrato che il suo mologo cinese non ha fatto altro che dire una brutta verità agli investitori globali”. E, conclude, “per curare la sua dipendenza dal debito, gli Stati Uniti devono ristabilire il principio di buon senso per cui si dovrebbe vivere all’altezza dei propri mezzi”.

Unico paese solidale la Francia che “ha totale fiducia nella solidità dell’economia americana e dei suoi fondamentali, così come nella determinazione del governo americano a mettere in atto il piano (di riduzione del deficit) che è stato approvato dal Congresso questa settimana”, ha detto il ministro dell’Economia francese, Francois Baroin, in un’intervista all’agenzia France Presse.

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